Lamento dell’ignavo

A volte ho la sensazione di vivere una notte eterna, un tempo in cui si spara a salve sui miraggi di nemici invisibili, in cui si trattiene a stento il battito delle giornate. Ogni giorno mi guardo sul viso, tra le unghie, tra le rughe, in cerca di una piega, un buco, nel nulla di uomo che siamo. Impreco spesso contro il mondo e i farabutti che lo abitano, e sembra che i farabutti siano in linea generale la classe dirigente del mondo. Perciò ho un bel bestemmiare io, che tanto i sacramenti non si alzano più su di un metro da terra, le imprecazioni sono più pesanti dell’aria, si gonfiano e ti ricadono addosso senza far male a nessuno. Stanotte ho sognato che Roma veniva sepolta da un’onda nera come l’inchiostro, e che gli uomini diventavano piccoli pesci marini spostati a branchi dalla corrente. L’anno scorso ho scritto un romanzo in cui ho riscritto Roma e un’epoca apocalittica di rivolte che non c’è mai stata, anche quello è stato un sogno, c’erano milioni di orfani bambini che arrivavano in massa come un mare nero, provenivano da una gigantesca bidonville cresciuta a dismisura sulla costa dalle parti di Ostia, ho immaginato che si chiamasse Mare della Tranquillità. E questi orfani storditi dallo sniffing di colla e di solventi chimici assaltavano la città. È bello inventare catastrofi agghiaccianti, è un gioco infantile che perpetuiamo ogni notte coi nostri sogni terrificanti, che ripetiamo col vizio di raccontare storie. Lo scrittore è l’essere meno serio che ci sia sulla faccia della terra. Pasolini diceva: “La serietà! Dio mio la serietà! Ma la serietà è la qualità di coloro che non ne hanno altre”. Io scrivo come un criminale, ho tonnellate di rifiuti editoriali alle spalle, lettere fredde come la morte scritte da esseri freddi che pare non abbiano mai conosciuto uno stato di raptus in vita loro. Così inseguo la mia coda come un gatto pazzo, sono come gli ignavi di Dante, costretto a girare nudo per l’eternità attorno a una vana bandiera, punto da vespe e da mosconi. “Fama di loro il mondo esser non lassa; / misericordia e giustizia li sdegna”.

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Giorgio Caproni … PERCH’IO CHE NELLA NOTTE ABITO SOLO

… perch’io, che nella notte abito solo
anch’io, di notte, strusciando un cerino
sul muro, accendo cauto una candela
e riscrivo in silenzio e a lungo il pianto
bianca nella mia mente – apro una vela
timida nella tenebra, e il pennino
che mi bagna la mente…
strusciando che mi scricchiola, anch’io scrivo.

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2 commenti
  1. pier paolo ha detto:

    caro andrea, manuela un anno fa a creato dei “comodini poetici”, cioè delle cassette nelle quali mettere i nostri libri e le lampade per la notte…per il mio ho scelto che scrivesse proprio la poesia di caproni di oggi…come sai non sono uno scrittore e forse il mio approccio alla vita è più semplice del tuo, ma quella poesia mi era piaciuta davvero tanto…
    vabbè, ci vediamo stasera! evviva

    • Andrea Pomella ha detto:

      L’ho scelta fra tante di Caproni, non sapevo fosse il tuo comodino! Sono proprio contento di rivederti.

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