I gesti coi quali si conserva la dignità

Anni fa, dopo una notte passata a dormire sotto il portico della stazione di Londra, ho conosciuto un uomo in rovina. Io dormivo rannicchiato in un sacco a pelo leggero e lurido, di quelli buoni per l’estate, con la nuca appoggiata allo zaino e le ossa indolenzite dal pavimento duro. Ricordo quel risveglio come la cosa più dolce e beata della mia vita, un canto roco e gentile, “…how many times can a man turn his head, pretending he just doesn’t see?”, e le note lievi e perfette della chitarra che si staccavano come uccelli del paradiso dalla selva rumorosa del traffico dei taxi. Misi a fuoco la sua barba rossiccia da irlandese, scollando le palpebre e lasciandomi accecare dalla luce del mattino, e i suoi occhi stretti come due fessure, i capelli ritti e sudici, le macchie nere sugli zigomi. Aveva un’età indefinibile, tra i quaranta e i cento. Appena vide che mi ero svegliato smise subito di suonare, mi sorrise e chiese scusa per aver preso in prestito la mia chitarra mentre dormivo. Era seduto per terra con le gambe incrociate, aveva addosso una giacca rabberciata di due taglie più grande, raccolse dal pavimento una cicca di sigaretta ancora accesa e fece un tiro. Io da parte mia lo pregai di continuare, nessuno suonava la chitarra meglio di lui, e nessuno cantava le canzoni di Bob Dylan con tanta verità, così me ne stetti in silenzio come a guardare il fuoco che cadeva dal cielo, ad ascoltare quella sua voce fosca e aspra che strisciava lenta come la corrente in un fossato. I suoi – come lessi molti anni dopo nella poesia di un giovane poeta sloveno, Miklavž Komelj – erano “i gesti, / coi quali si conserva la dignità / sull’orlo della rovina”. L’uomo, appena terminata la canzone, mi restituì la chitarra, si alzò da terra a fatica e barcollò ancora per un paio di metri. Poi si fermò, e sembrava ben saldo sulle gambe, mi fece un gesto di saluto con la mano e mi augurò buona giornata. Era un vagabondo e andava a recitare in città la sua vecchia e prodigiosa parte.

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2 commenti
  1. domenica ha detto:

    la dignità dei gesti ….la dignità nelle parole… la dignità umana è già insita in ogni individuo che riconosca profondamente e manifesti il valore della vita ,anche nella sua tragedia,nella sventura e riesce a offrire a uno sconosciuto un intimo sorriso che diventa suono ,sole ,colore e odore, al di là delle apparenze. Grazie!! Dom

    • Andrea Pomella ha detto:

      Ciao Dom, grazie a te.

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