Una minuscola stella d’argento

Durante i lavori di ritinteggiatura dell’appartamento in cui andrò a vivere entro la fine del mese, a un certo punto, dalla vecchia carta da parati, è spuntata una minuscola stella d’argento. È una piccola cometa di carta, forse una semplice decorazione di quelle che si usano per Natale, o forse i resti di un cordino usato in un lavoretto creativo per bambini in età prescolare. La stella è caduta dritta nella mia mano, appena un secondo dopo aver rimosso un lembo del vecchio foglio di carta in seta che tappezzava il corridoio. Qualcuno, molti anni prima di me, l’aveva nascosta nel muro durante i precedenti lavori di ristrutturazione. Non so quale fosse il senso, forse un semplice gesto di buon auspicio, un piccolo mistero lontano dagli sguardi di chi avrebbe vissuto in quella casa negli anni a venire. O forse un messaggio inviato nel tempo, una piccola farfalla lanciata in volo verso lo sconosciuto che la avrebbe raccolta a distanza di qualche migliaio di giorni. In ogni caso, quello sconosciuto sono io. E adesso sono qui che mi interrogo sulla natura del futuro, sulle cose che verranno, sulla fine e sul principio delle storie, sulle vite che prendono il posto di altre vite, sui luoghi che passano di mano, sulla lingua muta nella quale si esprimono gli uomini quando vogliono dirsi con tenerezza qualcosa che la barbarie quotidiana vieta per convenzione. Il piccolo passero che fra qualche mese abiterà la casa insieme a me non sa niente di quella minuscola stella d’argento, lui è ancora protetto dietro un velo di carta-pelle nella purezza naturale del buio e del silenzio.

.

Susan McMaster, OGGI HO MESSO OGNI COSA SOSSOPRA

Ho rivolto i fiori alla parete
così che mostrassero l’ispido retro,
ho spostato il quadro,
scoperto uno strappo
dov’era sfuggita la lama
che taglia la tela all’intorno,
girato la poltrona,
trovato sul retro
il tessuto strappato dai gatti,
rovesciato i tavoli,
capovolto i tappeto,
spalancato il recinto ai cavalli,
asportato i pannelli isolanti,
smantellato l’assito,
estratto chiodi,
portato i tubi all’esterno,
divelto cavi e condotti,
devastato il prato,
abbattute le piante,
gettato via mobili,
scoperchiato il tetto,
demolito la cantina,
schiacciato l’intera struttura
ridotta a una palla
tenuta sospesa sulla tua testa –

l’ombra ha gelato il tuo ardore.

Hai guardato in alto
mentre guardavo in basso –

eri così minuscolo.

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