Quando una metà mangia la metà non resta più l’intero

L’Italia in cui vivo ha in spregio la cultura. Questo non è lo sterile lamento di un solitario arrochito dalla rabbia e dal veleno. Questo è un fatto. La definizione corretta per questo male che affligge gli italiani odierni è incultura. L’incultura non ha nulla a che fare con l’ignoranza (che è pur sempre una condizione di non-sapere a cui si può porre rimedio), l’incultura è intimamente connessa al sentimento dell’odio e del rifiuto, è il rigetto della conoscenza, la negazione di ogni principio di comprensione e di esperienza, la falsificazione dei fatti e l’edificazione di una realtà fittizia e brutale. Oggi ci sono partiti politici di gran successo che fondano la propria dottrina sull’oscurantismo, sull’intolleranza, sull’esclusione e sulla negazione, principi che non hanno nulla di costruttivo, che non tendono all’edificazione proficua, che non stimolano né incoraggiano l’intelligenza, ma che al contrario esaltano la ferocia e l’efferatezza sociale. I miti di un tempo, la laurea, il “farsi una cultura”, oggi sono guardati con atroci risa di scherno, con sospetto di indolenza. L’incultura al contrario è un valore, è sinonimo di operosità e di furbizia. L’arricchimento è unicamente quello che deriva dal denaro e dal successo sociale, dall’astuzia e dal raggiro, dalla malizia, dalla sagacia del fottere. In Italia tuttavia è in atto più di una semplice deriva culturale, di un trascinamento verso il basso della civiltà nei luoghi dell’inciviltà. L’incultura è dappertutto intorno a noi, è dilagata perfino nel territorio della cultura. Le produzioni letterarie di questo paese idiota infatti risentono del processo di imbarbarimento, non lo rappresentano (come da sempre fanno le letterature di ogni tempo), ma lo assecondano, se ne fanno utile strumento, sono l’ago che penetra e tesse la fitta trama di una società di corrotti e drogati, di narcotizzati. Qui è successo che la cultura, oggi, si è messa al servizio dell’incultura. Le élite intellettuali non si sono opposte a questo processo, non hanno fatto quello che era richiesto loro di fare, ossia contrapporsi. Esse hanno mantenuto una facciata di sterile dissenso, ergendosi di volta in volta a finti baluardi della civiltà, ordendo in gran silenzio il compromesso, l’espediente commerciale che gli ha concesso la sopravvivenza e la spartizione di una fetta sempre più esigua di mercato. Oggi nessuno fra gli intellettuali di successo è ufficialmente schierato dalla parte dell’incultura, eppure tutti ne sono complici. Oggi loro sono come piccoli maiali affamati che si contendono un trogolo che si restringe ogni giorno di più. E come è scritto nei versi di Visar Zhiti: “L’uomo è continuamente tradito dall’uomo. E quando una metà mangia la metà non resta più l’intero”.

.

Visar Zhiti, CONTINUAMENTE SI TRADISCE L’UOMO

Continuamente si tradisce l’uomo,
e non dico del suo giorno che improvvisamente
diventa notte,
né della notte dei suoi capelli
che inalba e diventa tacito giorno di vecchiaia.
Si tradisce l’uomo
e non dico che anche la sua tomba muore e il nome
diventa erba marcita di oblìo,
ma l’uomo è continuamente tradito dall’uomo.
E quando una metà mangia la metà
non resta più l’intero,
mi disse un vecchio invecchiato nelle prigioni.

Annunci
8 commenti
  1. maria ha detto:

    Andrea, che bella pagina! Ho appena finito di scrivere una nota sull’abolizione della Storia dell’Arte…e adesso, dopo aver letto la tua, penso che il limbo dell’IGNORANZA potrebbe essere un previlegio!!!

  2. Idea Vagante ha detto:

    Davvero interessanti e acute queste riflessioni e convincenti e appropriati i versi. Condivido.

  3. davvvero puntuale questo articolo, attualissimo. Purtroppo. bellissima, poi, la poesia di zhiti

    grazie

  4. Autunno ha detto:

    Credo Andrea che tu abbia toccato un nodo dolente della situazione italiana. Un nodo che non riguarda solo la cultura,ma anche ovviamente la politica, di chi la pratica da posizione maggioritarie e da chi invece è in posizioni minoritarie.
    Si c’è un piacere perverso, nell’incultura che dilaga nel paese. Ho abitato a Verona negli ultimi due anni e questo fatto si coglie palesemente tra la gente. E’ l’ora della rivincita degli incolti. Per il sindaco Tosi è inconcepibile che i lavori per un parcheggio sotterraneo vengano fermati dalla sovraintendente alle belle arti “per quattro sassi” che poi sarebbero una probabile villa romana. Se prosegui in questa ipotetica passeggiata può capitare come è capitato a me, di incontrare un gruppo di simpatici cittadini e cittadine che diffonde volantini
    dove si propone di abbattere il muro di cinta, originale in sasso, di una villa del ‘600, perchè di notte dietro, ci vanno alcuni clandestini a dormire. Allora ti ritrovi a pensare che è davvero un bel paese questo dove ti ritrovi a vivere, dove si può scegliere fra l’incultura che abbatte i muri e l’ignoranza che abbatte i clandestini.
    Ps- la nostra singolare affinità prosegue con questa scelta di Visar Zhiti, splendido poeta e squisita persona che invitai a leggere poesie nella mia osteria dieci anni fa.

    • Andrea Pomella ha detto:

      Se avessi la macchina del tempo tornerei volentieri indietro di dieci anni solo per farti visita nella tua osteria. Doveva essere un posto davvero ben frequentato.

  5. grazie Andrea. le tue parole giungono sempre come pioggia: sferza, sveglia, fa germogliare.
    di questo stavo parlando con un amico… Beh … (PARLANDO è un eufemismo… stavo a scrivere dietro un pc e lui, uguale, alla moda odierna…)
    Si parlava di Neda e della campagna su Teheran. sulle informazioni (vero? non vero=?) che ci giungono.
    Ho ritenuto opportuno postare la bella lettera, scritta da Laura Costantini. invenzione letteraria su un Basiji che scrive a Saviano, un modo per porsi il problema dell’arruolamento, la manovalanza ancora prima della condanna… quando appunto sorge la questione del fatto di Neda, girato su FB per i quali ancora non si conosce la verità: semplice inganno per attivare l’odio contro l’Iran e giustificare il prossimo intervento di guerra?
    fammi sapere che ne pensi.
    e AUTUNNO mi faccia sapere dov’è l’osteria veneta… che qua condividiamo gli appassionanti sindaci…visto che abito a Treviso…

  6. mi ero prefissa di venire prima, ma sono stata poco bene, adesso eccomi a leggere queste tue belle poesie.
    Questa lascia uno strascico dolente, ha in sé le equazioni irrisolte della in_giustizia degli uomini.
    Precisa e diretta.

  7. ELENA TROUBETZKOY ha detto:

    la dittatura dell’ignoranza dittaura dell’ego
    sgonfio di se’ fortezza nascosta dentro corpo
    mutilato graffiato e riconosciuto esteticamente
    bello bello per davvero l’interno cassa chiusa
    tomba risucchiata da mercenari della velocita’ impaziente
    del’utilita’ momentanea senza sbocco
    di vedeere male i nervi non reggono a lungo
    eppure enorme sonno stanchezza che assedia
    l’autostima
    cultura che dovrebbe avere occhi eternauti
    e poter uscire dalla pelle
    sono semplicente vivo a volte tetrogaio

    angelo pini

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: