Questa città non l’ho mai blandita

Non ho un buon rapporto con la mia città. Non mi riconosco nel suo carattere, nei suoi modi, nelle sue vene svuotate. Quando cammino per le sue strade ho la stessa sensazione che avrei se camminassi in un’enorme stanza stipata di vecchi mobili impolverati e chiusa a chiave, alla cui porta rimbombano i colpi di decine di mani e pugni. L’ho percorsa in lungo e in largo la mia città, l’ho indossata come un abito che si veste fino a consumarlo. A Roma sembra che io non esista, ecco, è questo. Per occhi che la guardano sprezzanti questo non significa niente, per chi prova per lei una specie di amore filiale e riottoso invece è tutto. Non si mettono radici a Roma, da nessuna parte, perché il suolo di Roma è troppo duro e infertile per radicare, si lasciano ricordi come semi abbandonati che sappiamo in anticipo non porteranno ad alcun bocciolo di fiore. Non mi aspetto nessuna primavera da lei, so che non rispetta le promesse, che tradisce ogni giorno e ogni minuto, che è infida come una puttana e inattendibile come una visione di candele. Sono un insetto fra tanti insetti che ronzano nel suo ventre prominente, e se provo a guardarla con gli occhi di un esiliato lei ancheggia e strizza l’occhio ma non si lascia avvicinare, perché Roma è accessibile solamente ad occhi spenti. Forse ho un’anima già troppo vecchia, forse è passato già troppo tempo da quando scrivo e cerco le storie nei volti degli sconosciuti; così oggi vado a cercarle nella più sconosciuta di tutti.

.

Abdullah Sidran, SARAJLIĆ TORNA NELLA SUA CITTÀ

Così, passano i viaggi. Un po’
di esperienze nuove, e un mucchio di vecchie, confermate.
E ora mi avvicino di nuovo alla città. Secoli come
se fossero passati – sto tremando.

Sul binario, certamente troverà la pioggia. Ineluttabile
come il ritorno. E’ così che questa città, da sempre, accoglie
i suoi cari. (Forse se apparisse diversa non la
riconosceremmo?!). Dalle ghiandole lacrimali le larve
ecco, sono già scivolate lungo il naso!

Di chi si rallegra l’anima? Questa città
non l’ho mai blandita. Ma i colpi
con i quali la nutriva, la solitudine tremenda e fruttuosa,
sono forse stati i segni di un senso superiore, mentre cercavo
di costruirci la mia casa?

Sotto la pioggia, ora mi attende la mia città. E in essa la mia casa.
E in casa la donna. Nella donna batte un cuore umile
e tranquillo respira il nostro frutto felice.

Cammino, stanco come un cane,
e colmo di luce.
Di luce.

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