L’arte vola attorno alla verità

Mettiamo che stamattina io dovessi, per qualche bizzarra ragione, inseguire il cammino di uno sconosciuto incontrato per caso lungo il marciapiede della strada che mi porta a lavoro. Mettiamo che lo sconosciuto sia appena uscito dal vasto portone della chiesa, che non sia vestito da prete e che non sia abbastanza vecchio da seguire tutti i giorni la messa delle sette. E mettiamo pure che il corpo gli tremi in un ritmo che lui sa essere ciò che resta di un’antica predisposizione per la danza, una passione di gioventù, sfiorita come tutte le passioni di gioventù quando irrompe pura e completa la corruzione della vita adulta. Lo sconosciuto ha un cappotto grigio e le orecchie sporgenti, la nuca ben rasata (ieri era lunedì, giorno di riposo per i barbieri, perciò immagino che sua moglie sia la proprietaria di una piccola bottega che offre servizi di taglio e acconciatura e serve a prezzi modici la clientela del quartiere), le mani lisce e ben curate, pantaloni lievemente sovrabbondanti e un paio di scarpe in stile inglese che devono essergli costate un occhio della testa. Dunque, se io incominciassi a seguire quest’uomo probabilmente mi ritroverei presto in un bar, a spintonarmi con altri sconosciuti per guadagnare un posto in prima fila al bancone, una posizione comoda da cui osservarlo mentre si fa servire da un barman straniero il suo caffè macchiato con accanto una bustina di zucchero di canna. Lo seguirei alla cassa mentre paga la sua colazione con aria di confidenza, lo accompagnerei fuori mentre chiede alla donna delle pulizie ferma all’angolo del marciapiede di accendergli una sigaretta, poi ubbidirei alla sua volontà di attraversare la strada passando al centro dell’aiuola spartitraffico per raggiungere l’edicola e comprare il suo giornale preferito. Mi accoderei a lui con molta discrezione, mentre risale di nuovo il marciapiede in direzione della chiesa, fermandosi in prossimità del piccolo parcheggio e inginocchiandosi per osservare la piccola colonia di gatti randagi a cui una mano prodiga porta ogni giorno qualcosa da mangiare. E mettiamo pure che questi siano solo i primi cinque minuti di un pedinamento che nelle intenzioni di qualcuno dovrebbe durare per il resto della vita, la mia e la sua, un inseguimento senza tregua che mi porterebbe a cancellare la mia esistenza autonoma di essere umano per dedicare esclusivamente ogni istante all’osservazione di un’altra vita, magari anche poco seducente. Kafka diceva: “L’arte vola attorno alla verità, ma con una volontà ben precisa di non bruciarsi. Il suo talento consiste nel trovare nel vuoto oscuro un luogo in cui si possano potentemente intercettare i raggi luminosi”. Ecco, io credo che il compito di uno scrittore sia proprio questo: farsi ogni volta anima e ombra di un altro uomo, fino all’invisibile, fino all’ignoto.

Annunci
4 commenti
  1. marilena monti ha detto:

    Andrea! Questa pagina è STUPENDA!!!! Ti ringrazio, sono emozionata e null’altro riesco ad aggiungere. Lo penso da sempre, tu lo hai scritto. Non tutto è perduto…

    • Andrea Pomella ha detto:

      Marilena! Che piacere leggerti da queste parti, sai quanto tenga in considerazione il tuo giudizio. Sono io a sentirmi emozionato per il tuo commento. Grazie. Grazie. Grazie.

  2. silvia forzani ha detto:

    …Andrea… davvero un prodigioso spaccato… un modo eccelso per pedinare la vita…

    • Andrea Pomella ha detto:

      Ah che bello sei passata anche di qua. Che dirti, grazie, e bentrovata anche su questa spiaggia.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: