Di che materia è fatta la frontiera?

Gli uomini quando nascono non hanno confini a eccezione dei limiti del proprio corpo e della propria immaginazione. Il confine è un’entità che non esiste in natura, è solo una parte della penosa fuga dalla libertà in cui gli uomini si affannano da millenni. Questa separazione che si mette nel contesto di una moltitudine fa sentire gli esseri umani più sicuri. Essi più sono soli e più si sentono sicuri. La solitudine dà loro fiducia e tranquillità. Ho sentito parlare della frontiera nei film western che mi sorbivo da ragazzino negli infiniti pomeriggi passati col culo sul freddo del pavimento a guardare la Tv con l’amico del piano di sopra, la polvere del canyon e la possibilità del coraggio cadevano nei miei pensieri insieme all’idea di una separazione naturale degli uomini e delle razze umane. Le vecchie astuzie di quella tradizione patriottica, gli indiani e i cowboy, la terra e la conquista, i selvaggi e i pionieri, agivano sulla mia coscienza come nelle coscienze di milioni di ragazzini come me. Tuttavia la frontiera era sempre un luogo nominato ed invisibile, l’immagine memorizzata di un limite di natura. Io non conoscevo una frontiera più invalicabile e magnifica della ferrovia che tagliava il mondo alla fine della strada di casa mia. Però sapevo che cento metri più a sinistra c’era un modo per varcare quel limite. Era una galleria stretta e buia che si incuneava nelle viscere della ferrovia e collegava le due parti della borgata. Ad attraversarla a piedi si rischiava continuamente di essere investiti ma si guadagnava la libertà del mondo e della città. Secondo Magris la prima frontiera che l’uomo supera, è quando lascia il padre e la madre, ma non li rinnega. Io nella mia vita, come molti, certe frontiere le ho calpestate.

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José Manuel Fajardo, LA FRONTIERA

Su questo antico tratto d’acqua,
fra il campo verde e il pino che copre l’orizzonte
e quella siepe che cresce smodata,
correva nel passato la frontiera.
Era una linea rossa sulle carte
e tra gli uomini un filo di paura.
I merli la varcavano incoscienti
con quella gioia sciocca degli uccelli.
Le rane che giocando si fingevano alghe
nel canale
cambiavano paese come pelle i serpenti
e gracidavano nella stessa lingua
ostinata e rauca
di ogni notte di luna
fin da quando la luna ha nelle rane i suoi più rozzi poeti.

Ma gli uomini, ah, soltanto gli uomini,
sempre estranei al mondo e accecati
dal brillio mortale delle chimere,
si arrestavano incantati qui davanti.

E dal cielo le oche migratrici
che vedevano solo nuvole fra le nuvole
si domandavano:
Di che strana materia è fatta la frontiera?

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