È uno sbaglio, è Petrolio

“Ho iniziato un libro che mi impegnerà per anni, forse per il resto della mia vita. Non voglio parlarne, però: basti sapere che è una specie di “summa” di tutte le mie esperienze, di tutte le mie memorie”. Così scriveva Pasolini a proposito di Petrolio, il suo ultimo romanzo, rimasto incompiuto e pubblicato postumo nel 1992 da Einaudi. Ciò che probabilmente non sapeva Pasolini è che quel libro lo avrebbe “impegnato” non soltanto per il resto della vita, ma anche oltre. Del resto, un testo così oscuro e ambizioso sul potere e sul male, intessuto di rimandi testuali tanto alla mitologia greca quanto alla cronaca storico-politica italiana degli anni Sessanta e Settanta, non poteva limitare la sua azione ai tempi dettati dall’industria editoriale. Così, quando due giorni fa Marcello Dell’Utri ha annunciato di essere in possesso di un dattiloscritto scomparso di Pasolini che avrebbe dovuto costituire un capitolo di Petrolio, di nuovo una luce sinistra si è accesa intorno all’incompiuta pasoliniana. Gianni D’Elia, autore del volume Il petrolio delle stragi, non ha tardato a commentare: “Quel capitolo del romanzo Petrolio, ritenuto dal giudice Calia un documento storico sulle stragi d’Italia, è stato rubato da casa di Pasolini. In termini giuridici è un corpo di reato. Se è vero, Dell’Utri deve dire come lo ha avuto, chi glielo ha dato, per quali fini”. Di certo c’è che un filo neppure tanto sottile sembra legare Eugenio Cefis, il fondatore della Loggia P2 e presidente dell’ENI (personaggio chiave, insieme a Mattei, di Petrolio) alla parte politica che detiene attualmente il potere in Italia e di cui il senatore Dell’Utri è esponente di spicco. Lo stesso D’Elia ha sottolineato: «Mai avrei creduto che un’eredità culturale e politica contemplasse anche il ricevere quelle carte, quel capitolo sottratto da casa Pasolini dopo la sua morte e che potrebbe anche averla giustificata, motivata». Resta allora da capire la ragione profonda e arcana del “ritrovamento”, i tempi dell’annuncio, se si tratta dell’orgogliosa rivendicazione di un bibliofilo solo incidentalmente invischiato nel fango del potere politico ed economico, o se invece c’è altro. Come cantava tanti anni fa Lucio Battisti: “Tu lo chiami solo un vecchio sporco imbroglio, ma è uno sbaglio, è petrolio”.

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3 commenti
    • Andrea Pomella ha detto:

      E di cosa Natàlia? Non l’ho mica ritrovato io il capitolo mancante…

  1. Davide ha detto:

    “…è una storia vestita di nero
    e’ una storia da basso impero
    e’ una storia mica male insabbiata
    e’ una storia sbagliata…”

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