Il profumo vent’anni dopo

Rileggere un libro a distanza di anni è come guardare con gli occhi adulti un’immagine effimera dell’infanzia e scoprire che le cose in realtà erano molto meno grandi di quanto credevamo. E così ho deciso di celebrare un anniversario letterario con una rilettura. L’anniversario riguarda i venticinque anni dalla pubblicazione del Profumo di Patrik Süskind, la rilettura, ovviamente, l’arcinoto bestseller che ha per protagonista il geniale e scellerato Jean-Baptiste Grenouille, l’uomo privo di odori corporei che voleva diventare il più grande profumiere del mondo. Non starò qui a recensire uno dei romanzi più commentati della recente letteratura europea, quello che mi interessa fare è osservare gli effetti che produce il tempo sugli occhi di un lettore. L’afflusso di fervore e di ardore che sorreggeva un tempo le mie letture (la prima volta che lessi Il profumo avevo all’incirca diciott’anni) è svanito dietro una carezza degli occhi che è forse il segnale della maturità. Le mie dita sulle pagine oggi sono diventano delicate come alghe, quello che nella storia messa in scena da Süskind un tempo mi rapinò il cuore era la natura demoniaca di Grenouille, il suo essere un reietto, una creatura umana rifiutata da tutti, fin dal principio della sua nascita, per il fatto di non possedere alcun odore e, in conseguenza di ciò, essere considerato dagli altri uomini un individuo assolutamente insignificante e privo di anima. Questo straordinario personaggio, ricordo, condizionò a lungo il mio modo di decifrare i racconti e più in generale di penetrare il mistero profondo della letteratura. I personaggi delle piccole storie che inventavo allora erano profondamente condizionati dalla regola, ereditata da Süskind, secondo la quale un difetto fisico poteva elevarsi a paradigma di un’intera condizione spirituale e materiale. Ho impiegato molto tempo e molta fatica per liberarmi da questo schema. Oggi che ho superato, almeno credo, la facile fascinazione per questo genere di pretesti letterari dai quali prendono facilmente le mosse certi personaggi e certe storie di invenzione, ho scoperto che forse l’autentica seduzione di questo racconto sta nelle magistrali descrizioni della Parigi del diciottesimo secolo, nella rappresentazione letteraria delle case infiorate di muffe, dell’insopportabile puzzo delle strade e dell’odore rancido degli uomini che sopravvivono nel quotidiano con le loro miserie e le loro meschinità. In buona sostanza, rileggendo Il profumo ho scoperto – non senza un misto di sorpresa e di turbamento – che non sempre i libri ci cambiano la vita. A volte succede che sia la nostra vita a cambiare loro.

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2 commenti
  1. maria ha detto:

    Da appassionata RI-lettrice scopro sempre cose nuove nei libri che lessi tempo fa. E mi scopro sempre più esigente e sottile, vedo cose che non avevo visto, mi sottraggo a impressioni e suggestioni…insomma un bulldozer. Ma mi piace così.
    Recentemente ho visto il film tratto da “profumo” e mi è piaciuto, anche se era altro da quello che ricordavo: infatti, troppo presa dalla storia, non avevo messo a fuoco il contesto di questa Parigi puteolente!

  2. Andrea Pomella ha detto:

    Non ho visto il film, diciamo che con un atteggiamento forse troppo snob mi sono fidato di quello che pensava Kubrick di questo romanzo, pare che lo ritenesse “infilmabile”.

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