Le sigarette della sconosciuta

In un appartamento del palazzo di fronte al mio vive una giovane donna. Lo spazio d’aria che divide i nostri mondi è esiguo come la distanza che separa le due sponde di un torrente. Tutto ciò che riguarda la sua vita lo indovino attraverso il buco nero delle sue finestre sempre aperte attraverso le quali non si vede niente. Ci sono due cose che lei mi concede per varcare il mistero della sua esistenza, due indizi che mi parlano di lei. La prima cosa è una grossa scatola di cartone che da settimane staziona sul suo balcone. La scatola in realtà è l’unico elemento che arreda questo piccolo terrazzino, forse è lì a testimoniare di un recente trasloco, o in ogni caso di una condizione provvisoria, passeggera. Magari lei è ospite di quella casa, è lì che accetta di dipendere da qualcuno, forse un amante troppo ricco e troppo sposato che le ha prestato l’appartamento a tempo indeterminato, è forse così che il misterioso amante intende farla prigioniera e fiaccarne gli impeti, ammaestrandone le passioni. Il secondo indizio è la sigaretta che si concede in balcone, spesso e volentieri, e che istituisce complessivamente la sostanza dei nostri incontri. Lei appare come una colomba sul tetto e con il sole di primavera incrocia le braccia e respira il fumo della sigaretta affinché il corpo goda di un lampo di felicità. Nel suo volto perennemente assorto e nella posa del corpo fasciato in modeste tute da ginnastica sempre uguali c’è un labirinto di pensieri, un’ombra che è quasi più grande del blu della notte. In definitiva non importa che i suoi siano i sogni della bella addormentata, o le meditazioni di una sconosciuta che attende ogni ora la prossima sigaretta per farsi proteggere dalla monotonia della vita. In ogni caso io rimango ad osservarla nella penombra di ogni giorno, e a innamorarmi delle storie e del cielo sconfinato delle possibilità.

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Iztok Osojnik, NELLA STANZA ACCANTO…

Nella stanza accanto vive completamente sola una giovane tedesca. Qualcuno chissà quando dalla parete tra le due camere ha cavato un nocchio, cosi che adesso vedo attraverso il buco i suoi capelli e un lembo di cuscino. E qua ormai da quattro giorni. Tutto il tempo sola. La incontro per strada, nel videoclub, sulla spiaggia Atitlana. Contempla assorta i vulcani e sguazza scalza in riva al lago. Di sera stenta ad addormentarsi, sdraiata sul letto probabilmente legge, non riesco a immaginare. Gira da sola per il Guatemala, cena da sola, da sola dorme, da sola fa la doccia e sola soletta gironzola da una bancarella all’altra, tasta gli scialli, le giacche, le gonne, le piccole rane di giada. Non paria con nessuno. Chissà com’è la sua storia. Inaccessibile e azzurrognola come i vulcani lontani dall’altra parte del lago. Come Paolo, il subacqueo scomparso di Mersebe. Guarda in silenzio oltre l’acqua. In aria volano le anatre, i corvi, i pellicani.
Silenzio. Silenzio. Silenzio. Incantevolmente triste.

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3 commenti
  1. saskia ha detto:

    Ciao Andrea! Avresti potuto essere un qualsiasi scrittore. Invece sei uno dei più grandi che conosco. Lo dico perché è la verità.

    • Andrea Pomella ha detto:

      Oddio Saskia, è una cosa grande quella che mi scrivi. Ti ringrazio, per carità, e te lo dico pieno di imbarazzo, anche se penso che la strada da fare per me è lunga fino alle galassie!

  2. saskia ha detto:

    Mio padre dice sempre: bisogna essere sinceri, anche se a volte la verità è scomoda. Volevo solo essere sincera con te. Sono io a ringraziare te per quello che scrivi.

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