Il cane del maratoneta

Il cane corre e respira con aria naturale ravvicinando alla bocca l’orizzonte di Roma. La sua corsa è un flusso di tenerezza. Il suo padrone – cieco negli occhi ma vedente per ciò che concerne le infinite possibilità di salvezza degli uomini – indossa il pettorale riservato ai partecipanti alla maratona, la sua azione di corridore è fluida, la vita afferrata come luce ha trovato sostituzione in questo dialogo di aria e voce. Il cane, un labrador dal pelo giallo, è l’unico partecipante di razza animale in questa gara podistica riservata agli esseri umani, ammesso per diritto e per talento (perché sulle sue spalle grava la notte come un vecchio falco dalle iridi spente). Lui sa come scortare gli uomini che hanno perduto il bene degli occhi, lui sa che la sua bava che brilla agli angoli dei denti ha un significato speciale nell’aria azzurra di questa domenica speciale. E così, immerso in questo stormo di uomini che corrono ansimando per una quantità preistorica di chilometri, il cane obbedisce in silenzio, obbedisce alle prescrizioni del dovere ignorando ogni istinto di natura, gli odori succulenti che gli raggiungono l’olfatto, gli impulsi fisiologici e il richiamo del sonno, il desiderio che gli è negato di poltrire magari sotto una panchina, o nel lago d’ombra che chiazza la terra alle radici di un platano. Il tempo e l’addestramento gli hanno spianato il carattere, ora nella sua pazienza taciturna è riposta la fiducia di quest’uomo che gli corre alla coda e che senza di lui sarebbe perso nel mondo vasto e rischioso di città. Ma sì, il cane pensa che in fin dei conti valga la pena di sfinirsi in questa follia di chilometri, volteggiando come una foglia nel vento, correndo all’infinito come se inseguisse una traccia inafferrabile e inestimabile. Lui non avrà sogni come il padrone, ma ha più prosaici occhi, e vista, sguardo e percezione, e conosce come sono fatte le ali degli uccelli e di che colore è questo fiume sporco che si inabissa sotto i ponti, e le sue lacrime sono limpide, e non nere come le lacrime del padrone. Perciò corre, nel battimani generale che accoglie il suo passaggio, quale che sia il chilometro, il primo come l’ultimo, corre, e il suo padrone sempre dietro, come un’ombra ingrandita, come una scia, come un aquilone.

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3 commenti
  1. mamma mia che lettura preziosa è questa prima di addormentarmi con le fusa dei miei gatti! buona scrittura a te !

    • Andrea Pomella ha detto:

      Grazie Paola, un saluto a te e ai tuoi gatti!

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