Gli italiani non sanno cambiare

Gli italiani non sanno cambiare democraticamente il proprio presente e il proprio destino. Non lo hanno mai saputo fare. Le loro rivoluzioni sono sempre state opera di eventi esterni ineluttabili, passaggi drammatici della storia, cataclismi politici. Mai e poi mai il voto democratico ha saputo spezzare la morsa di un potere costituito. È stato così al tempo della caduta del fascismo per la quale c’è voluto un evento catastrofico come la seconda guerra mondiale con i suoi 55 milioni di morti. È stato così per il collasso del sistema democristiano di governo avvenuto a seguito del più grande scandalo della storia repubblicana. Gli italiani lasciano passare anni, lustri, decenni, ere geologiche della politica, cristallizzandosi sulle proprie posizioni, ignorando il buono e il cattivo governo, sordi a ogni genere di indecenza, di oscenità, di corruzione, di clamore, incapaci perfino di distinguere il momento in cui avviene la propria morte morale. In questo modo deprezzano il più grande strumento democratico che è stato concesso loro dalla storia, il diritto di voto, lo sviliscono fino a renderlo superfluo. A differenza delle altre democrazie mature in cui l’alternanza di governo è cosa naturale e garanzia di progresso civile, in Italia si instaurano di volta in volta decennali monarchie, si radicano poteri inespugnabili che si aggrovigliano nel tessuto sociale come intestini marci in un ventre molle. Gli italiani non sono mai stati capaci di una rivoluzione popolare pulita, onesta, di proporre una primavera della democrazia, piuttosto hanno sempre preferito che qualcuno scegliesse per loro. Allora non vedo perché, anche stavolta, anche nella monarchia attuale, gli italiani avrebbero dovuto levare un grido di sconcerto di fronte alle barbarie, facendo sentire la propria voce nelle urne, diventando protagonisti di un rovesciamento politico da realizzare in nome della civiltà. Coloro che credono ancora in questa possibilità sono degli illusi. Anche l’ultima monarchia d’Italia (come quelle che l’hanno preceduta, e come la prossima e quella che verrà dopo ancora) cadrà per mano di eventi magmatici, di tracolli epocali, di smottamenti che lasceranno sul campo intere schiere, più morte che vive, e tutti noi saremo ancora lì a chiederci come abbiamo fatto a non decifrare neppure questo. Per gli italiani l’unica democrazia possibile è la somma delle proprie fughe nel territorio dell’immaginazione.

.

Cesare Pavese, da LA TERRA E LA MORTE

Tu non sai le colline
dove si è sparso il sangue.
Tutti quanti fuggimmo
tutti quanti gettammo
l’arma e il nome. Una donna
ci guardava fuggire.
Uno solo di noi
si fermò a pugno chiuso,
vide il cielo vuoto,
chinò il capo e morì
sotto il muro, tacendo.
Ora è un cencio di sangue
e il suo nome. Una donna
ci aspetta alle colline.

Annunci
5 commenti
    • Andrea Pomella ha detto:

      Ciao Giuseppe, grazie a te.

  1. Gentile signor Pomella,

    non la conosco, ma il suo intervento mi ha profondamente toccato, per la perfetta analisi storica e la limpida tristezza con la quale pochi concetti basilari sono stati espressi.

    Ha tutta la mia stima.

    Gioal Canestrelli

  2. arial ha detto:

    tragicamente vero…niente in contrario se lo riporto nel mio blog?

    • Andrea Pomella ha detto:

      Ma figurati, anzi grazie.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: