È ancora giovane la terra

8 aprile 2010

Tempo fa, scalando in macchina la lenta china che sale dalle pendici del colle che ospita il paese di mia madre, ho riflettuto sulle possibilità di una terra. Nei versanti verdi delle colline che fanno da quinte alla piccola strada, laddove – non molto tempo prima (lo ricordo bene, io ero appena un bambino) – non c’era altro che filari di uve e ulivi e terre coltivate da contadini occasionali, e prima ancora (dice mia madre) un piccolo sentiero scosceso da cui scendevano i ragazzini in groppa agli asini durante i giorni di festa, stanno crescendo case e quartieri. Oggi la terra appartiene alla modernità, la modernità non rispetta la memoria, passa e divora il senso dei luoghi. Su quei versanti sessant’anni fa si è combattuta una guerra. La stessa guerra la si è combattuta nel resto del mondo. Cosicché la terra che abitiamo è profumata di antichi cadaveri e di soldati caduti, e a noi importa poco sapere che tutto questo è stato, per noi è appena sufficiente un’ora di storia sui banchi di scuola a quindici anni, e prendere informazioni nel gabbiotto in plexiglass che l’agenzia immobiliare ha montato sui terreni scavati dalle ruspe e immaginare la nostra vita in una bifamiliare in cui crepare stressati dai debiti e felici. Ma la terra ricorda, la terra ha una sua memoria, e la terra aspetta. Aspetta di vederci correre coi nostri retriever dai musi dolcissimi, inseguendo le nostre altalene, ridendo delle nostre grigliate felici, delle nostre vite ignoranti, delle mille storie che calpestiamo ogni giorno. È ancora giovane la terra; e noi siamo già così vecchi.

.

Natàlia Castaldi, DOVE UN TEMPO PIANTAMMO UNA QUERCIA SI SECCÒ ANCHE IL MIO ULIVO

L’ombra incredula della collina
scende macchiata di porpora e china,
il vento spoglia i rami alle dita
– scabre le vene s’asciugano ai polsi.

Un plaid di foglie falciate all’ulivo
piange scomposto l’immobile grido
delle radici che succhiano al suolo
l’aspro sapore di chi s’è perduto.

Lì dove un tempo piantammo una quercia
priva di ghiande da offrire ai suoi porci,
ascolteremo cantare le stelle
nelle pozzanghere e dentro le fosse.

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4 Risposte to “È ancora giovane la terra”


  1. Ma la terra ricorda, la terra ha una sua memoria, e la terra aspetta. …. È ancora giovane la terra; e noi siamo già così vecchi.

    La terra aspetta, e noi dovremmo assecondarla, dovremmo sentirlo quell’odore di vita e di morte che ci ha portato fin qui, dovremmo ricordare le lotte, la fame, la dignità del lavoro e del sacrificio … ma non è così e ci si perde in disquisizioni letterarie sulla validità di un verso o una parola, dimenticando, in modo complice, la storia.

    e il regime corrompe, invade, profana la nostra terra.

    grazie Andrea, per aver ascoltato il canto delle stelle dal fondo delle fosse, insieme a me.

    n.c.

    • Andrea Pomella Says:

      Quando ho letto i tuoi versi ho pensato a lungo al potere della parola, alla sua forza evocativa e al mistero degli uomini e del mondo. La poesia è forse la cosa più vicina alla terra che ci sia.


      • non ci sono parole per ringraziarti, Andrea.

        … è un qualcosa che sta in mezzo, la più vicina al cielo, la più incarnata nella terra.
        è l’uomo la poesia, sono le sue contraddizioni ed i suoi opposti, commisti in modo armonico, la poesia.
        … questo crea lo stupore, l’armonia dei contrasti: la convivenza di uno doppio sguardo, la dualità della nostra essenza.

        un abbraccio.

  2. Marco Says:

    Ho i brividi, come li sento di fronte alla verità, a quel profumo dolciastro che ci circondo in attimi di lucidità. Grazie fratello mio, grazie ancora una volta.
    M


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