L’uomo planetario

Nel labirinto di corridoi e uffici in cui lavoro si incontrano ogni giorno miriadi di persone. Il luogo sembra un paradosso disegnato da Escher, in cielo non si vede da nessuna parte, l’architetto che ha progettato questo edificio non aveva pesci nell’acquario della sua immaginazione. Il brulichio di uomini che popola questi spazi durante le ore del giorno è di una natura speciale. Gli esseri che si aggirano per tutto il giorno da queste parti hanno l’aspetto di uccelli rapaci, qualcuno parla incessantemente dei propri bambini, delle vacanze estive, della benzina che costa sempre di più, costoro hanno addosso l’odore della vita, altri invece languiscono per tutto il tempo nei silenzi infiniti, decisi a non cancellare la loro maschera prima dell’arrivo del tramonto. A volte mi fermo ad ascoltare i loro discorsi, le loro frasi sono così piene di esperienza, il loro modo di colloquiare è così disinvolto da fare invidia. A volte penso che molti di loro hanno la mia stessa età, erano bambini quando io ero bambino, guardavano alla Tv gli stessi programmi che guardavo io, tra coetanei non si dovrebbe aver timore. Altri sono molto più vecchi di me, e a guardarli adesso si direbbe che lo sono da sempre, sembra che siano cresciuti con le tasche piene di pietre. Questa piccola umanità mansueta con cui condivido giocoforza le mie giornate, in altre epoche e in altre circostanze della storia avrebbe compiuto genocidi, si sarebbe macchiata di crimini bestiali, avrebbe combattuto la lotta per il pane sbranandosi gli uni con gli altri e adoperando la ferocia che è propria di ogni bestia umana posta di fronte all’abisso degli appetiti insoddisfatti. Anche questi pensieri mi svolazzano nella mente nelle quiete di certe mattine, quando scendo per le scale incontro a un caffè, o quando accompagno qualcuno a fumare una sigaretta, serbando in me tutte le cose che non si possono pronunciare.

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Jorge Carrera Andrade, L’UOMO PLANETARIO

Io sono l’abitante delle pietre
senza memoria, sete d’ombra verde;
io sono il popolano di tutti i villaggi

e delle prodigiose Capitali;
sono l’Uomo Planetario,
marinaio di tutte le finestre
della terra stordita dai motori.
Sono l’uomo di Tokyo, che si nutre
di pesciolini e bambù,
il minatore d’Europa,
fratello della notte;
l’operaio del Congo e della sabbia,
il pescatore della Polinesia,
sono l’indio d’America, il meticcio, il giallo, il nero:
e sono tutti gli altri uomini del pianeta.
Sul mio cuore firmano i popoli
un accordo di pace fino alla morte.

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