Quando cammini e non vedi il sogno

La settimana scorsa ho comprato un libro di poesie di Maĥmud Darwish, il titolo della raccolta è Come fiori di mandorlo e più lontano, l’editore è Epoché. La cosa è di per sé una buona notizia, se non altro perché è la prima volta che riesco a trovare un libro di Darwish in una di queste grandi librerie romane fornite di tutto fuorché di cose di qualità. Così, quando ho cercato timidamente di svincolarmi lasciando ben contento il corridoio addobbato di squallide novità editoriali e stringendo al petto il bottino prezioso che mi ero appena assicurato passando per la cassa, ho provato una sensazione di benessere che mi si infondeva nel corpo, dalle gambe e verso la pancia e sulla schiena, fino a risalire al petto e alla testa. Si è trattato di una sensazione calda e sicura, di una gioia che somigliava a quelle consolazioni da bambino che arrivavano come tempeste a scompigliarci il cuore quando qualcuno ci portava un regalo inatteso, qualcosa che desideravamo con tutto noi stessi da tanto tempo. E così, una volta risalito sull’autobus, non ho potuto fare a meno di incominciare a sbirciare fra le pagine del libro, saltando da verso a verso, da pagina a pagina, succhiando come caramelle dolcissime ogni singola parola di questo meraviglioso poeta, pregustando la lettura completa che avrei fatto una volta arrivato a casa. Era da tanto tempo che non riscoprivo in maniera così pura e incontaminata la forza di seduzione che possiedono certi libri, che ci distolgono da ogni altro pensiero e che ci mettono addosso quell’urgenza e quella fibrillazione nervosa che ci consente di camminare liberamente sulle nuvole.

.

Maĥmud Darwish, QUANDO OSSERVI A LUNGO

Quando osservi a lungo una rosa
che ha ferito un muro e ti dici:
Ho la speranza di guarire dalla sabbia,
il tuo cuore verdeggia…
 
 
Quando accompagni una donna al circo
in una giornata bella come un’icona…
e ti presenti come ospite alla danza dei cavalli,
il tuo cuore arrossisce…
 
 
Quando conti le stelle, ti sbagli
dopo la tredicesima e ti assopisci
come un fanciullo
nel blu della notte,
il tuo cuore imbianca…
 
 
Quando cammini e non vedi il sogno
camminare davanti a te come l’ombra,
il tuo cuore ingiallisce…
 
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5 commenti
  1. neobar ha detto:

    Grazie!
    Abele

    Ultima sera in terra, Mahmoud Darwish

    “Nell’ultima sera in questa terra ci separiamo dai giorni
    dagli arbusti, contiamo le coste che portiamo
    e quelle che lasciamo. La’. Nell’ ultima sera
    diremo addio al nulla, ne’ troveremo il tempo della nostra fine
    restando ogni cosa in quello stato. Rinnova i nostri sogni il luogo
    e gli ospiti. D’ un tratto siamo incapaci di fare ironia
    poichè il luogo è pronto ad accogliere il nulla.
    Qui, nell’ultima sera
    colmiamo gli occhi di monti che cingono le nubi. Conquiste e riconquiste
    e un tempo antico che a questo tempo nuovo rende le chiavi
    delle nostre porte
    conquistatori, entrate nelle case, bevete il nostro vino
    al ritmo semplice delle muwashshahat
    siamo la notte nel suo profondo
    e il nulla
    alba di un cavaliere giunto nell’ultimo richiamo alla
    preghiera
    il nostro tè è verde e caldo, bevetelo,
    freschi i pistacchi, mangiateli,
    e i letti verdi del legno di cedro,
    cedete al sonno
    dopo un lungo assedio, dormite sul piumino dei nostri sogni
    le lenzuole sono messe, il profumo alle porte è asperso , e
    numerosi specchi
    entrate, noi ne usciremo, sino all’ultimo.
    E sotto la pelle cercheremo
    quel che fu la nostra storia intorno a voi per contrade lontane
    e alla fine ci chiederemo:
    c’era la Palestina?
    Là o laggiù?
    sulla terra … o nella poesia

    http://neobar.wordpress.com/2010/04/15/roberta-quarta-ultima-sera-in-terra-roads-and-desires/

    • Andrea Pomella ha detto:

      Passando per questi vicoli lasciamo tracce che valgono più dell’oro. Grazie, di cuore.

  2. Con l’auspicio di trasformare – con la stessa grazia spontanea dell’ostrica – un irritante granello di sabbia in una perla.

    • Andrea Pomella ha detto:

      O come diceva Egon Schiele, “la poesia è la malattia dell’uomo, come la perla lo è dell’ostrica”.

      • Da certe malattie meglio non immunizzarsi.

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