Cacciatori di agnelli

Il ragazzino indossa un basco rosso e una tuta mimetica, l’arma che impugna è una baionetta di legno, i suoi denti e i suoi occhi luccicano spietati, ma di quella animalità dolce che è propria dei bambini. La mimetica e il basco non sono costumi di carnevale, o forse sì, ma di un altro carnevale, diverso da quello che conosciamo noi. In realtà la foto è stata scattata ad Harare, la capitale dello Zimbabwe, l’occasione è il trentesimo anniversario dell’indipendenza dell’ex Rodesia del sud dalla Gran Bretagna. Da queste parti c’è un presidente, Robert Mugabe, che una volta disse di se stesso: “Solo Dio può destituirmi”. E a quanto pare la cosa corrisponde al vero. Quest’uomo infatti è un vecchio di ottantasei anni ed è alla guida del suo paese da ventitré, ex professore e paladino della liberazione dal colonialismo, accusato dalle organizzazioni per i diritti umani di numerosi reati, tra cui persecuzione e tortura degli avversari politici, violenze sistematiche, appropriazione degli aiuti internazionali alle popolazioni del paese e altre nefandezze di ogni genere. L’ultima, in ordine di tempo, è questa parata di piccoli soldati messa in scena con l’intento di sostituire la propria immagine di decadenza fisica con la vigoria e la vitalità di una generazione di bambini guerrieri. L’oscenità del vecchio dittatore che sente forse vicina la destituzione da parte di Dio e pensa a corrompere i frutti più dolci della sua nazione è la rappresentazione finale del mondo, l’ultimo abisso dell’umanità.

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Fabrizio De André, SIDONE (SIDUN)

Il mio bambino il mio
il mio
labbra grasse al sole
di miele di miele
tumore dolce benigno
di tua madre
spremuto nell’afa umida
dell’estate dell’estate
e ora grumo di sangue orecchie
e denti di latte
e gli occhi dei soldati cani arrabbiati
con la schiuma alla bocca cacciatori di agnelli
a inseguire la gente come selvaggina
finché il sangue selvatico non gli ha spento la voglia
e dopo il ferro in gola i ferri della prigione
e nelle ferite il seme velenoso della deportazione
perché di nostro dalla pianura al molo
non possa più crescere albero né spiga né figlio
ciao bambino mio, l’eredità
è nascosta
in questa città
che brucia che brucia
nella sera che scende
e in questa grande luce di fuoco
per la tua piccola morte.

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1 commento
  1. neobar ha detto:

    Grazie Andrea.
    Abele

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