Ciò che non incontriamo nel mondo

Tempo fa mi hanno chiesto di pensare a un momento della mia vita in cui ho provato un senso profondo di pace e di beatitudine e di rivivere col pensiero quel momento cercando in esso tutti i dettagli che riuscivo a recuperare dalla memoria. Così l’immagine secca e precisa che mi è accorsa alla mente è di una terrazza lunga come una piccola spiaggia e affacciata su una valle ampia e verde, sulla terrazza c’erano dei tavolini e qualche solitario immerso nella lettura di un libro, alle mie spalle il piccolo campanile di una chiesa sconsacrata. Nel recuperare quell’immagine tuttavia ho capito subito di essere incappato in un errore. Nella realtà, infatti, sulla terrazza non c’era alcun lettore solitario, eppure la mia mente aveva deciso, in maniera del tutto arbitraria, di popolarla di questi sparuti personaggi. Dirò di più, in questa ricostruzione fittizia di un momento di vita vissuta io avrei potuto perfino elencare ogni singola lettura a cui si dedicavano questi sconosciuti. Uno di loro, un grassone barbuto col respiro asmatico e in testa un ridicolo cappello di paglia, puntava i suoi minuscoli occhialini tondi sulle pagine di un romanzo di Simenon. Un altro, un giovane sui sedici anni, si intratteneva nientemeno che con Thomas Mann (e chissà la faccia di quel tiranno di un professore che glielo aveva imposto tra i compiti per le vacanze!). E che dire della donna con gli occhiali e un orologio di plastica arancione che si sventolava il viso con una copia di Uomini e topi di Steinbeck? Andando più a fondo, per ciascuno di essi avrei potuto elencare perfino gli oggetti depositati sui tavoli davanti a loro, un mazzo di chiavi, un lettore di musica digitale, una macchina fotografica, un cellulare, un calice da vino, un foulard, una rivista di viaggi e così via. E ancora, avrei potuto descriverne il tono della voce – perché si dà il caso che per tutti e tre c’è stato un momento, un’occasione, in cui hanno dovuto rompere il silenzio perfetto del mattino per pronunciare qualche parola a voce alta – tratteggiarne i vizi e le virtù, misurarne la decenza e i talenti, fino a consegnare le loro vite a un lettore ignaro che per puro caso si fosse imbattuto in questo strampalato racconto. Così facendo, si capisce, la mia memoria ha perso fatalmente la propria innocenza e il suo candore. La scrittura è sempre un atto estremo di disonestà e di corruzione.

“La poesia era per me come una valvola di fuga, un mezzo di consolazione, una sublimazione di ciò che non incontravo nel mondo”. (Juan Larrea)

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3 commenti
  1. sisu ha detto:

    “..la scrittura è un atto di disonestà e di corruzione”.. è vero ma non scriverei “sempre”.. scrivere è anche uno splendido modo di raccontare attimi, momenti, veri.. così come sono accaduti.. raccontare sensazioni, emozioni, paure.. così come le sentiamo nell’essere.. credo ci sono due modi di scrivere.. scrivere per se stessi, rispecchiandosi al meglio per rileggersi e comprendersi.. rivedersi.. e scrivere per gli altri, dedicandosi (in questo caso concordo pienamente) ad aggiungere, fantasticare, fingere, corrompere,.. esagerare.. in modo da rendere la lettura avvincente, eccitante, indimenticabile.. due modi ben distinti che esprimono in egual modo l’anima dello scittore.. 🙂

    • Andrea Pomella ha detto:

      Ho avuto modo di esprimere più volte che non credo (e mai crederò) a chi dice di scrivere “solo per se stesso”. L’atto della scrittura è una forma di comunicazione e come tale è sempre rivolta a un pubblico. Sempre, anche quando siamo totalmente convinti del contrario.
      Ciao Sisu, buona giornata.

  2. sisu ha detto:

    personalmente.. ho imparato a fare terapia su me stessa scrivendo diari e rileggendomi mettendo così in discussione comportamenti e azioni che non identificavo come sbagliati.. non volevo assolutamente che nessun altro li leggesse e il fatto, adesso, di continuare in un blog per me non ha cambiato ne il significato ne lo scopo.. non nego che i commenti e i consigli siano piacevoli e costruttivi però.. ma continuerei felicemnte a farlo a prescindere da quello..
    esattamente come ora.. pensarla in modo diverso aiuta a conoscersi ed è costruttivo per ampliae il modo di vedere le cose.. e poi.. micca si può sempre essere daccordo in tutto.. 🙂

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