Anagrafe generale degli uomini e dei loro amori

Alle dieci del mattino le cose evidenti e ordinarie di una città sono tutte lì. È un giorno piovoso, il traffico è impazzito, con il ronzio di migliaia di motori sembra che il mondo stia per scoppiare da un momento all’altro. Ma io sono nel posto più silenzioso dell’universo. Accedo a un grande atrio deserto, chiamo un ascensore, mi sposto da un piano all’altro, alla fine mi fermo all’inizio di un lungo corridoio, davanti a una porta socchiusa, e mi metto in attesa del mio turno. Oggi mi aspettavo di entrare in un luogo surreale, gremito di persone violentate dalla burocrazia statale, e invece mi ritrovo come in un ventre di chiesa, a sfogliare i minuti al suono della pioggia battente alle finestre. Non tutti saranno d’accordo con questa mia descrizione, forse per me è solo un giorno fortunato, fatto sta che il luogo in questione è l’Anagrafe di Roma. Sbrigo allora la mia faccenda e mi aggiro ancora un po’ tra i corridoi; ufficio matrimoni, ufficio nascite, ufficio divorzi. Qui l’amore di ciascuno viene catalogato, registrato, classificato, schedato, cinque righe in cui comprendere un delicato riassunto delle relazioni umane. L’impiegata che si occupa della mia pratica mi mostra il verbale che ha scritto, la sintassi è impeccabile ma il tono generale è fatalmente gelido. In un’Anagrafe generale, un posto in cui si protocollano fascicoli sull’amore e sulle sue conseguenze, dovrebbero assumere un poeta per ogni ufficio. Sono loro gli specialisti della materia. E invece gli uomini preferiscono che nella schedatura delle loro faccende sentimentali siano adoperate misure asettiche, e che a occuparsene siano individui freddi, con sguardi impietosi, abituati a considerare senza ardore ogni variazione possibile, ogni stortura, ogni deviazione delle passioni umane. Questi luoghi generalmente scialbi e squallidi hanno una loro bellezza, aggirarsi fra questi corridoi è come cercare dei piccoli fiori in un muro di cemento. Con un po’ di attenzione sulle targhe degli uffici si può scoprire i significati innumerevoli e terminali della voce amore. Ma qui forse nessuno ne ha mai fatto cenno, neppure con una parola.

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