Blowin’ in the wind

La strada è costruita su un terrapieno, una lunga striscia di asfalto soleggiato che accompagna le anse del fiume in direzione della periferia nord della città. La corsa è come sempre un’occasione per osservare le cose del mondo. Da queste parti è tutto un fiorire di circoli sportivi, campi di pallone in erba sintetica, tennis e piscine, qualche bel laghetto artificiale contornato da panchine e attrezzi per il fitness. C’è nell’aria un silenzio così puro che sembra cospargersi sulla terra insieme alla luce del sole. I polmoni in affanno e qualche piccolo dolore alle caviglie mi consigliano di rallentare l’andatura. Così mi soffermo a guardare una partita di pallone. Le squadre sono composte da due gruppi distinti di allegri cinquantenni con le tempie grigie e le belle maglie in poliestere tese sui ventri rotondi e sporgenti. Nella goffagine dei loro movimenti mi ricordano una nidiata di pulcini che rincorrono a passettini sbilenchi il becco della chioccia. Eppure, nonostante gli evidenti limiti fisici, questi uomini esibiscono un’ostinazione febbrile, si dannano l’anima incalzandosi l’un l’altro sul perfetto prato all’inglese. I loro suv neri tirati a lucido sono ben custoditi nel parcheggio attiguo al campo, c’è un asiatico piccolo di statura e con un paio di occhiali scuri da sole che fa la ronda dal cancello all’ingresso degli spogliatoi. Tutto contribuisce a dare un senso di efficienza e di affidabilità che serve ad elargire, a questi ricchi dilettanti, l’ebbrezza di una domenica mattina da professionisti del pallone. Continuo a correre alla mia andatura ridotta, venti metri più avanti la scena cambia. Il greto fangoso del fiume si apre su un pianoro largo circa cinquanta metri e invaso di erbacce e nugoli di insetti. Le rovine di un’infinità di elettrodomestici abbandonati e i resti di qualche barcone naufragato brillano sotto i raggi del sole primaverile. Da quelle parti si gioca un’altra partita, contrapposta e speculare a quella dei ricchi cinquantenni al circolo sportivo. Tre ragazzini rom, due maschi e una femmina, rincorrono i resti di un pallone ridotto ormai alla sola copertura in lattice sventrata. I tre si azzuffano come gattini, scivolano continuamente nel fango, si rialzano inzaccherati e riprendono a correre. La loro energia è cosa ben diversa, è un vigore naturale che chiede soltanto di essere rappresentato, nella loro corsa non c’è finzione. Quando la loro partita sarà finita non avranno spogliatoi e docce calde, sala massaggi e costosi aperitivi, al massimo si toglieranno il fango di dosso con l’acqua del fiume. Man mano che mi allontano correndo lungo la mia strada percepisco le loro grida come una musica interrotta; le voci delle più colossali ingiustizie, come si sa, si perdono nel vento.

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E quante volte può un uomo volgere il capo
e fingere di non vedere?
La risposta, amico mio, soffia nel vento,
la risposta soffia nel vento.

(Bob Dylan, BLOWIN’ IN THE WIND)

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4 commenti
    • Andrea Pomella ha detto:

      A te, poetessa.

  1. Fabiana Grasso ha detto:

    Sai Andrea a volte mi chiedo,ma questi brizzolati ,in suv e con conti in banca sconosciuti ,sono stati anche loro dei ragazzini con le ginocchia sbucciate,hanno rincorso palloni su prati di periferia?…io ho come l’impressione che molti di loro provengano dal niente, dietro loro,che le loro ricchezze siano frutto non solamente di eredità parentale,ne ho conosciuti parecchi di quelli che noi chiamiamo “i nuovi ricchi o arricchiti” e credimi,loro hanno la boria appiccicata al loro volto,molto più fastidiosa della ricchezza non ostentata di molte persone per bene…
    rimane che purtroppo ,le ricchezze siano mal distribuite,ma questa è un annosa questione che i secoli trascinano…come molte cose che si perdono nel vento.
    Grazie sempre per darci modo di riflettere

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