La memoria è il ventre dello spirito

È come in uno strano dormire, ci si ricorda in qualche modo di quando si era svegli, del pasto della sera prima, delle voci provenienti dal piano di sopra, dell’ultimo programma visto in Tv, eppure, nonostante questo, si sa per certo di appartenere ormai a un presente di sogni. Il tempo è questo strano dormire, il ricordo delle cose passate è là dietro, abbandonato a sgocciolare come un ombrello bagnato fuori dalla porta. Appena ieri ero un ragazzino con una tuta blu e le toppe ai gomiti, pedalavo su una bicicletta insieme ad altri ragazzini con altrettante tute con le toppe ai gomiti, lasciavamo transitare i giorni accecati dalle meraviglie che scoprivamo durante le nostre scorribande sui sentieri di periferia, sotto i cespugli a riposare, o nelle case coloniche abbandonate, a immaginare che fossero castelli sfuggiti dalla mano del re. È tutto lì, un insieme di tracce di cui sento ancora l’odore. Sant’Agostino diceva che la memoria è il ventre dello spirito. Il mio spirito è così pieno di ricordi, le mie palpebre si sono abbassate su tante cose, e io adesso non so più se sto dormendo e la mia vita è il ricordo della cena della sera prima, o se questa specie di sogno impalpabile che chiamiamo presente, questo odore di pioggia che entra dalla finestra, queste carte adunate nei raccoglitori, questi calendari e queste bottiglie di spirito per lucidare le scrivanie, questi neon e queste macchie alle pareti, siano l’autentica verità di me stesso. Quando sento su di me l’ombra di queste cose vorrei essere un animale cupo e docile, programmato per sorvegliare nient’altro che se stesso e il proprio pasto.

.

Francisco Ruiz Udiel, POESIA PER RESTARE IMMUNE

Reco una grata tra le mie dita
una prigione di vento che ti parla
toccami e sarò libero.
Reco due occhi che si aprono
grandi nella notte
e un abisso che separa
il mio corpo
da un altro corpo.

Quattro milioni di anni
mi imprigionarono
aria vuota in un fianco
e mi riconsegno al suolo
perfino la libertà atterrisce
nell’ultimo istante.

Non mi riconosco
in un’alba di traditori
in una lama ossidata
dall’odore dei miei morti
né nella fredda corteccia
degli alberi che attendono
sarà che già mi sono abituato
affinché sotterrino nei miei occhi
una sera amara
e due aghi di cielo.

Che altro può ferirmi ?

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1 commento
  1. clelia ha detto:

    Ecco, sorvegliarci e con noi il nostro pasto.
    Non per sempre…anche una volta soltanto, e poi tornare.
    Bellissima questa tua divagazione.
    Grazie.
    c.

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