L’albero della conoscenza del bene e del male

29 aprile 2010

Dicono che a rubare i messaggi dall’albero di Falcone sia stata una donna anziana, una clochard, vestita con un cappotto scuro e con una borsa di plastica bianca nella mano sinistra. Dicono che a Palermo la gente sappia tutto di lei. Io invece non so niente, perciò faccio in maniera di darle un nome e una storia, anche se questo nome e questa storia verranno presto smentiti dalla cronaca. Lei è di origine francese, si chiama Giselle, suo padre l’ha chiamata così, come la protagonista del balletto di Théophile Gautier, sognando per lei un avvenire all’Opéra di Parigi. Ma invece Giselle, più modestamente, ha speso vent’anni della sua vita ad insegnare in un liceo di Milano, e poi altri dieci a Palermo, prima che suo marito la lasciasse per una donna molto più giovane, una straniera dell’Europa dell’est, e lei impazzisse del tutto per lo sconforto. Così Giselle ha perso la casa e il lavoro, così ha incominciato a parlare con gli uccelli che volano sulle discariche, a dare un nome per ciascuno, a camminare di notte per le strade deserte della città, a condividere i marciapiedi con le ragazzine smarrite dalle cosce nude e gli occhi grandi che la scansano senza riguardo. Un giorno, su uno di questi marciapiedi, ha trovato il suo cappotto scuro, forse un cappotto da uomo, ma lei non è tipo che va per il sottile, qualcuno ha pensato di disfarsene gettandolo via da una macchina in corsa, come si fa con i cani, o forse era appena servito a qualcuno per stendersi nel buio, sul bagnato di un campo d’erba o sul greto di un canale di periferia, per dormire o per fare l’amore. Giselle una sera di queste si è imbattuta in un albero ben strano. I frutti di quest’albero erano fogli di carta. Aveva fame Giselle, e nella sua follia deve aver pensato di potersi sfamare con i fogli di carta, così li ha raccolti uno ad uno, sistemandoli nella sua borsa di plastica bianca. Quelli che mi avanzano potrò rivenderli al mercato – avrà pensato, – e con quei due soldi magari ci compro una fetta di dolce e una cartolina da spedire a mia sorella Floriane che vive a Brest, in Bretagna, in compagnia di suo marito Vincent. Non poteva sapere, Giselle, che quello era l’albero della conoscenza del bene e del male, e che lei, come una moderna Eva nel paradiso terrestre, cogliendone i frutti sarebbe andata incontro alla dannazione perpetua. Così oggi tutti parlano di lei, senza saperne niente, come avessero nelle parole il fuoco del giudizio divino. Tutti. Me compreso, che ho appena inventato la sua storia.

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14 Risposte to “L’albero della conoscenza del bene e del male”


  1. come fai?…
    come fai a scrivere meraviglia?…

  2. Davide Says:

    La tua sorprendente immaginazione riesce a partorire personaggi talmente vivi e talmente umani che diventano reali in tutto e per tutto. Giselle esiste, non c’è dubbio. Forse non vive Palermo, forse non insegnava in un liceo, ma esiste. Esiste perchè io ora la vedo chiaramente, e come me la vedranno i tanti fortunati che leggeranno questo racconto. La vedo camminare sul marciapiede con gli occhi persi dietro ai suoi ricordi di una vita che non ha più. La vedo raccogliere quei fogli di carta con tutta la naturalezza della sua follia, senza immaginare che non sta cogliendo un frutto maturo, ma sta strappando un pezzo del cuore di una città. Io la vedo Giselle ma non so giudicarla… vorrei solo abbracciarla. Grazie Andrea.

  3. enricamorgause Says:

    Giselle che danza nella tua fantasia come una prima ballerina dell’Operà, Giselle che non ricorda niente del sangue in cui sprofondano le radici dell’albero ma lo intuisce, lo sente a pelle quel sangue, come capita ai bambini, ai santi o ai pazzi e fa dei suoi frutti preziosi tesori…
    Je t’adore mon amie…avec tout mon coeur.E.

  4. Andrea Pomella Says:

    Cesare Pavese diceva che la fantasia umana è immensamente più povera della realtà. Diamogli retta, è veramente così.

  5. paolo salvi Says:

    E.Lee Masters diceva: “le parole sono un membro indisciplinato ma il silenzio uccide l’anima”.
    Con tutta l’indisciplina che dobbiamo (e possiamo) meritarci, viva!

  6. saskia Says:

    Tu sei il mio scrittore preferito. Questa volta come mai prima ringrazio Dio di avermi fatto conoscere il tuo scrivere. Grazie per queste tue parole Andrea. Che meraviglia.

  7. adamantia Says:

    Andrea
    e’ vero, la realta’ supera la fantasia (me ne rendo conto ogni giorno al lavoro, sono astronoma), ma che bello che sarebbe se per una volta la realta’ fosse come la fantasia, la tua fantasia.
    hai scritto un gioello che ravviva il dolore per la nostra perdita di memoria e di rispetto.

    • Andrea Pomella Says:

      La realtà è una scienza e il compito dello scrittore è metterne in crisi le nozioni. La fantasia è questa splendida forma di crisi. Grazie per le tue parole.

  8. milena balestrazzi Says:

    …e quando Gisele si accorse che non poteva sfamarsi con questi fogli,li lesse, e nutrì il suo spirito, perché contenevano parole di affetto profondo, come lei non riceveva più da tanto tempo. Il suo cuore si gonfiò, la speranza rinacque in lei e mise quei fogli al sicuro sul suo petto per poterli conservare e rileggere nei momenti di sconforto. Scusa, Andrea, se oso immaginare un finale diverso dal tuo, sei stato tu, con le tue bellissime parole a farmi sentire un moto di affetto per questa signora…

    • Andrea Pomella Says:

      Milena possiamo immaginare tutti i finali che vogliamo, ci sarà pure un posto in cui accade tutto questo, e anche se fosse solo nella nostra testa sarebbe comunque un mondo degno di questo nome.

  9. maria Says:

    La tua pietà, Andrea, non conosce pregiudizi!

  10. clelia Says:

    Ti leggo per la prima volta ed è stato un piacere.
    Grazie.

    c.

  11. giuseppebarreca Says:

    penso che questa tua capacità fantastica (nel senso di “pregna di fantasia”) renda ancora più incisiva la realtà che conosciamo, creando una narrazione che ci mette in comunicazione all’istante con il fatto e l’idea. Davvero eccezionale; nessun paragona con la freddezza delle cronache giornalistiche…

  12. serena Says:

    Sono completamente d’accordo con Davide: Giselle c’è. Da qualche parte, come un soffio.


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