Una costa su cui vivere soli

Fin da bambino, quando correvo lungo una riva o sostavo vicino a uno scoglio per contemplare la risacca o per frugare col tallone sotto la sabbia alla ricerca di piccole conchiglie dorate, sento nei confronti del mare un sentimento ambiguo e misterioso. La forza lenta e malinconica delle onde accompagnate dal loro fruscio millenario mi pone invariabilmente davanti a uno schermo che racchiude in un’unica scena l’intero orizzonte della mia vita passata e futura. È come se il mare riuscisse a schiudere la porta d’ingresso di un’altra dimensione umana nella quale io posso muovermi liberamente, avanti e indietro nel tempo, essere nello stesso istante un bambino e un vecchio con la testa invasa dai ricordi. La tempesta di sensazioni che si scatena in me al cospetto del mare apre grandi squarci nel mio cuore, solleva sapori inspiegabili, visioni di baie e coralli, di case affacciate sulla spiaggia in cui meditare su cumuli di scritture private, una forma tangibile e arcana di eternità. È per questo che non amo il mare, perché la sua forza oscura mi scava nell’ombra dell’anima, perché mi pone ogni volta di fronte all’impenetrabile mistero del senso, della sostanza finale di cui è fatta la vita di noi uomini. Credo che i filosofi, fin dall’origine dei tempi, abbiano indagato le possibilità e i limiti della conoscenza scrutando il mare, esponendo se stessi all’anatomia dell’anima. Il mare ha questo potere di far impazzire i savi.

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Gray Sutherland, QUESTA È UNA COSTA SU CUI VIVERE SOLI

Questa è una costa su cui vivere soli
perché poi, forse, come un tempo fu detto
che presso qualche pozza nascosta abbastanza
in silenzio, respirando soltanto, immobile,
un’anima potrebbe sedere finché la sua ombra
infine si disferà lentamente, disperdendo
paura, sospetto, pena per rimpiazzarli con fiducia,
allorché, piuma a piuma, pelo a pelo,
dal suo covo segreto la foresta riemergerà
piano piano tornando al corso consueto
così pure qui fuori, se spalanchi gli occhi,
con calma misuri il respiro, aspettando a lungo,
dove il sentiero curva al punto al di sopra del mare
che trema appena, allora potresti vederli.

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7 commenti
  1. E Gesù fu marinaio
    finché camminò sull’acqua
    e restò per molto tempo
    a guardare
    solitario
    dalla sua torre di legno
    e poi quando fu
    sicuro
    che soltanto agli
    annegati
    fosse dato di vederlo disse:
    SIATE MARINAI
    finché il MARE
    vi LIBERERA’…

    Leonard Cohen, “Suzanne”

    I poeti, a differenza dei filosofi, promettono di meno ma mantengono di più.

    • Andrea Pomella ha detto:

      Bellissima, Paolo. Bellissima.

  2. adamantia ha detto:

    amo il mare. se non lo vivo almeno una volta all’anno, mi ammalo. ma posso capire quanto hai scritto, il mare
    e’ li’, nonostante te, e non puoi contenerlo…

    • Andrea Pomella ha detto:

      Ho trovato questa di Borges, mi sembra calzante: “Il mare è un antico idioma che non riesco a decifrare”.

      • adamantia ha detto:

        mi piace. anche perche’ non ci fa capire se questa cosa lo attiri o lo respinga. forse entrambe…

  3. Andrea Pomella ha detto:

    Entrambe credo, almeno è quello che succede a me.

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