Vili e piccoli cuori

Lessi La camera azzurra di Simenon qualche anno fa, tra un viaggio in metropolitana, una sosta sulle panchine di un parco e una lunga notte insonne durante la quale, come in una tempesta in calma di vento, riconsiderai la capacità che possiede la letteratura di incidere sulle nostre vite di uomini. Pochi libri hanno avuto su di me il potere di congelare la vita per il tempo della loro lettura; La camera azzurra è uno di questi. La domanda «Ti ho fatto male?» che la sensuale Andrée rivolge all’amante Tony, mentre giace nuda sul letto sfatto di un albergo di provincia dopo aver fatto l’amore in un pomeriggio d’estate e osserva lui che si asciuga una goccia di sangue dal labbro, condensa in quattro parole il vuoto e l’abisso di una relazione clandestina che da lì a breve sfocerà nella rovina di entrambi. «Se io mi ritrovassi libera faresti in modo di liberarti anche tu?» è l’interrogativo agghiacciante che pone Andrée subito dopo e che alla luce dei fatti sanguinosi che seguiranno – ossia il duplice delitto del marito di Andrée e della moglie di Tony – assume una luce sinistra e inquietante.  La camera azzurra che dà il titolo a questo romanzo perfetto è il luogo in cui si consuma la passione dei due amanti, una camera d’albergo in Bretagna, e se le tinte hanno le loro parole, l’azzurro di questa camera è la libertà del cielo che sconfina in un posto costruito per mantenere i segreti. Simenon sembra che sappia tutto sulla provvisorietà delle relazioni umane, e questo fa di lui uno dei più grandi scrittori del Novecento. La storia a due che di schianto si conclude con un processo per omicidio è una perfetta allegoria della miseria degli uomini, di quanto poco questa piccola razza di viventi valuti le conseguenze delle proprie azioni e di quanto, in fin dei conti, siamo tutti scoperti ed indifesi di fronte ai rovesci delle passioni che dominano e squassano i nostri vili e piccoli cuori.

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