Accanto al fiume

Hai potuto solo sederti accanto al fiume e piangere. Allora è stato come se tutta la gente ti guardasse, hai cercato di darti un contegno, di strizzare gli occhi e di risvegliare in te tutte le più stupide nostalgie, hai guardato le correnti che si arricciano sotto il ponte, e la suonatrice di violoncello che chiede la carità ai passanti, e il profilo austero della sinagoga, il bambino che tira la barba al padre, l’usciere degli uffici comunali che parla con l’aria stanca, hai sentito il bisogno di bagnarti con la pioggia, di camminare lentamente in mezzo al traffico delle macchine, di osservare i gabbiani e i turisti, di affacciarti nelle botteghe antiche, di comprare biscotti e fette di torta e chiedere informazioni con il sorriso azzurro che ti risplende, hai pensato a quella ragazza che ti aspetta roteando gli occhi, alle mani di tua madre che ti hanno vestito, alla luce gialla delle stelle, agli odori dei luoghi che hai attraversato, hai trovato un motivo per chiedere a ciascuno quante sono le felicità che un uomo ha a disposizione in una vita, ti sei guardato in uno specchio cercando nei lineamenti una geografia che non hai mai conosciuto, hai pensato per una volta di essere coperto da un’ala radiosa e trasparente e hai cantato sottovoce una canzone di quelle che non si cantano a nessuno. Hai avuto per un giorno di maggio un unico pensiero; il tuo piccolo è appena nato alla sorgente, la sua bocca affamata palpita nell’aria, i suoi occhi sono ancora chiusi che balbettano e contemplano il mistero.

.

Juan Octavio Prenz, AUTORITRATTO

 
Una ragazza istriana discende mezzo secolo fa ormai
dalla dolce collina che io ora risalgo.
 
 
Mezzo secolo fa ormai un ragazzo ansioso di albe
e dai mille futuri negli occhi rotola giù
per un’altra dolce collina.
 
 
Fanno un nido in un paese dalle ampie terre
dove lo sguardo non ha fine.
 
 
E, com’era da aspettarsi,
 
 
danno alla luce un passero.
 
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6 commenti
  1. clelia ha detto:

    Ti ho letto, sono rimasta lì senza respiro-mentale.
    Ritorno.

    clelia

  2. clelia ha detto:

    Mi prende, in questo tuo brano, il pudore.
    E la dolcezza, qui, con la quale in osservazione e passi cauti torni indietro a riguardarti e ancora non fai del lampo di gioia il fulcro ma ne fai fine del percorso, a raccontarlo. Quello che cerco sempre nel dolore e nella gioia è davvero il pudore, unico spiraglio di vita salvata.
    Grazie.

    clelia

  3. Andrea Pomella ha detto:

    Grazie Nat, per questa settimana ancora a mezzo servizio.
    Grazie anche a te Clelia, infinitamente.

  4. pier paolo ha detto:

    diavolo di un andrea, mi hai commosso maledettamente
    non vedo l’ora di venire a roma e abbracciarvi tutti e tre

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