Il corridoio giallo

11 maggio 2010

Al terzo piano c’è un corridoio giallo, su una parete spiccano fotografie di bambini e lettere di ringraziamento. Le luci accese sono poche, c’è sempre qualcuno in camice blu, giorno e notte. Mi sono imbattuto nel reparto di terapia intensiva neonatale per un caso che ha poco a che fare con la mia recente paternità. Ho scoperto che esiste un mondo in cui bambini piccoli come scriccioli vengono accuditi, ogni respiro e tremito, ogni onda passata sulla loro pelle, viene registrata da macchine amorevoli. Qui esiste una comunità di genitori che vengono ad allattare i loro figli nati prematuri ogni tre ore, anche di notte, sono uomini e donne che hanno sospeso la loro vita per mesi, in attesa che il tempo restituisca loro un pianto infantile, un miagolio, una certezza. Ho scrutato in silenzio i loro discorsi, l’organizzazione delle cene da consumare velocemente in ristoranti a buon mercato, lo scambio degli annunci di camere in affitto nei pressi dell’ospedale, i consulti tecnici sulle quantità di ossigeno e di latte artificiale, ciascuno di loro puntellandosi con le virtù dell’ironia, come un goccio di consolazione, un barlume di bontà. Li ho guardati, li ho ascoltati, e ho sentito un turbine di vicende, tutto quel che succede e che succederà, la vita che precede la vita, laddove si concentra una delle forze più potenti dell’universo. “Per sei mesi sei stato cartografo” dice un verso di Seamus Heaney; ora, che questi piccoli si facciano marinai, e che vadano per il mondo. Questo, almeno, è il mio augurio per loro.

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4 Risposte to “Il corridoio giallo”

  1. Stefania Minnucci Says:

    illuminante e….disperante nel suo alone di speranza….quello che temo di vivere nei giorni a venire……
    auguri per la sua felice paternità che non le ha tolto il dono della “compassione”.

  2. cristina Says:

    Mi hai riportato indietro di 25 mesi…ebbi la stessa sensazione, di un mondo non pensavo esistesse. Ho formato legami con persone-che magari non rivedrò mai più- ma così intensi che rimarranno per sempre scalfiti nella mia memoria. E ogni giorno ringrazio non so chi per non essere stata ospite di quel reparto per mesi e mesi come altri genitori più sfortunati di noi.

  3. clelia Says:

    Vi sono momenti e luoghi dove pare che il tempo resti sospeso. Dove il proprio essere si stravolge e vira in forma necessaria. Inusuale, ma quanto umano e fragile questo cambiamento che diventa centro dell’unico mondo possibile al momento.

    Piaciuto questo tuo passaggio.
    Grazie.

    clelia

  4. manodiangelo Says:

    Per vicende personali, mi è toccato di vivere un’esperienza in un reparto di chirurgia per lattanti.Quante volte ho ripensato a quei giorni, alle cose viste e vissute: mi sono detta che forse tutti dovrebbero per una volta entrare in un reparto del genere.Stessi pensieri, stessi discorsi, stesse preoccupazioni per problemi logistici, che servivano a coprire, a lenire, ad allontanare momentaneamente quelli più dolorosi.Il ricordo più forte è quello dello sguardo delle madri…vorrei poterne scrivere, ma non sono in grado di tradurlo in parole.ciao


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