Gli dèi approvano la profondità

Ci sono degli operai a lavoro lungo la strada sotto casa. Sento dalla finestra il rumore delle escavatrici. Ricordo ieri sera di aver visto le strisce bianche e rosse tese lungo il parcheggio che intimavano agli automobilisti di non parcheggiare nella zona. Gli operai perforano l’asfalto facendo attenzione a non rivelare i segreti dei sotterranei, se mi affaccio in balcone sento un lieve odore di bruciato che sale fino al terzo piano. Gli uomini quando passeggiano per la strada non si chiedono mai cosa c’è sotto i loro piedi, loro sono abituati a ragionare per superfici, non pensano mai alla profondità delle cose, questo perché detestano complicarsi la vita, sarà per questo che i loro morti li seppelliscono in terra, come la spazzatura e i tubi di scarico delle fogne. Così oggi, nonostante io tenda l’orecchio verso questa sinfonia sconosciuta di fischi acuti e stridori di macchine, resto seduto con le spalle al divano a immaginare il mondo sterminato che abbiamo sotto i piedi, senza alzare gli occhi per osservare la nebbiolina grigiastra che avvolge la città e che sembra evaporare nel tepore mattutino. William Wordsworth diceva che gli dèi approvano la profondità, e non il tumulto, dell’anima. Perciò, per ogni persona che incontro al mondo, vorrei poter essere come quegli operai in tuta da lavoro, non badare alla superficie, ma evocarne i misteri.

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2 commenti
  1. mi ha colpito questa tua constatazione perché mi ricorda una mia riflessione di qualche tempo addietro. pensavo a tutto il brulicare sotto il suolo, ero in giardino ed osservavo il selciato, quando all’improvviso “vidi” lo strato mobile appena sotto la crosta che calpestavo: terriccio trasportato dai lombrichi, larve in attesa, acqua filtrante e piccoli smottamenti di formiche…
    e noi che ci illudiamo di vivere sulla terra ferma.
    mi è piaciuto molto quello che hai scritto e lo condivido.

    • Andrea Pomella ha detto:

      La terra ferma infatti è un invenzione dell’uomo che serve a consolarlo dalle sue incertezze. Ciao Cristina, grazie.

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