Alcune abitudini e il tepore di un nido

Tra le piccole premure che salvano il mondo c’è il gesto minimo e marginale compiuto da mia madre l’altro ieri. Dirò in breve di cosa si è trattato. Mentre ero seduto sulla sedia intento a conversare con altri membri della mia famiglia lei è passata dietro le mie spalle. In quell’istante si dev’essere accorta di un’imprecisione che mi riguardava, una piccola sciatteria: sul collo, dall’orlo posteriore della maglietta nera che indossavo, spuntava l’etichetta in tessuto sintetico. In quel momento lei stava parlando con qualcuno, e senza smettere di farlo ha provveduto ad accomodare la pecca riponendo con le dita l’etichetta nella sua giusta collocazione. Un secondo più tardi era già passata oltre e il senso della sua piccola premura si era perduto nell’indefinitezza dei gesti che compiamo ogni giorno senza neppure accorgercene. Ma nell’attenzione di mia madre c’è stato il riflesso incondizionato che garantisce la cura di un figlio anche oltre le necessità e fin nei più piccoli dettagli. Esso appartiene a quei comandi misteriosi della natura umana la cui moltiplicazione esponenziale consente la salvezza della specie. E come nei versi di una poesia di Miguel d’Ors, “la porta / che si richiude su quel quasi nulla / che solo ora capiamo che è già tutto / alcune abitudini e il tepore di un nido, / un piccolo noi e un po’ di tenerezza”.

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