Noi non siamo di questo mondo

1 giugno 2010

La pratica dell’odio verso chi professa il pacifismo etico o pragmatico è cosa assai diffusa nel mondo contemporaneo. La posizione di chi rifiuta l’uso della violenza e condanna ogni guerra, indipendentemente da giustificazioni economiche, politiche o territoriali, sovente muove gli istinti peggiori di chi si sente attaccato nei propri interessi materiali. Esiste da sempre una specie di maledizione rituale che ricade sulla testa dei pacifisti, che li espone a ritorsioni e attacchi brutali, che li mette all’indice come responsabili di indicibili nefandezze, che li valuta men che zero nella scala ideale degli esseri umani degni di valore. Questo perché l’uomo allo stato di natura è una bestia assassina e prevaricatrice e ogni forma di pensiero pacifista e non violento viene percepito d’istinto come contrario agli orientamenti della specie. La strage compiuta ieri da un commando dell’esercito israeliano su una nave turca della “Freedom Flotilla” in navigazione verso Gaza con un carico di aiuti umanitari rientra perfettamente in questa pratica di cannibalismo. Al di là delle conseguenze politiche, dei tentativi di giustificazioni delle autorità militari, degli equilibrismi diplomatici, del fatto stesso che la strage fosse o meno premeditata e autorizzata dalla linea di comando israeliane, l’istinto che si cela alla base dello scempio compiuto ieri è di natura primordiale. Il vice-ambasciatore israeliano all’Onu Daniel Carmon si è espresso con le parole: “Che pacifisti sono quelli che usano mazze e prendono le armi dei nostri soldati, puntandole poi contro di loro?”. La replica di Carmon è, senza volerlo, un’implicita accettazione della natura ferina che ha mosso l’intera operazione militare. Un’argomentazione di questo genere infatti è tutta tesa a dimostrare la contraddizione in termini in cui sarebbero incappati i pacifisti sulla nave turca, come se l’inosservanza di un precetto teorico, in questo caso l’uso delle mazze (peraltro ancora tutto da dimostrare), possa di fatto giustificare la reazione dei soldati e il massacro che ne è scaturito. È in tutta evidenza il sintomo di un’insofferenza violenta e ancestrale nei confronti di chi, con un’operazione culturale, si discosta dall’inclinazione di natura propria del genere umano. In questo contesto la vita di un pacifista vale meno di quella di un insetto, egli è riconosciuto come un essere inservibile, dannoso, improduttivo, uno sterile ostacolo al progresso della razza, e come tale la sua esistenza va abbattuta senza esitazioni. Com’è scritto in Jenin di Etel Adnan: “Il male ha subito una mutazione che è / l’opposto di quella che ci aspettavamo. // Abbiamo dunque diritto ad odiare – ma non / ci affrettiamo a stupide conclusioni. Non siamo di questo mondo”.

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4 Risposte to “Noi non siamo di questo mondo”


  1. è (nello sconforto dei nostri tempi) confortante leggerti andrea. Lo è sempre

    • Andrea Pomella Says:

      Il vero conforto è sapere di poter contare su una rete di amicizie che, come me, “non sono di questo mondo”. Grazie Gianni.


  2. Purtroppo non sono d’accordo…la reazione “violenta” dell’equipaggio turco è dimostrata ed innegabile.
    Appena i militari hanno messo piede sulla barca, sono stati aggrediti e picchiati con spranghe (non escludo a questo punto che qualcuno possa anche aver sparato, magari con fucili strappati ai militari).
    Dunque la logica dei turchi non era pacifista o almeno non era nonviolenta. Di conseguenza ragionavano negli stessi termini degli israeliani…la forza vince…e loro hanno perso.
    Non giustifico assolutamente né il blocco navale, né l’aggressione in acque internazionali, ma smettiamola di parlare di pacifisti…quelli erano militanti islamici filo palestinesi. e basta.
    Questo naturalmente non giustifica l’uccisione di persone, ma me lo rende leggermente più comprensibile.
    Non sono d’accordo nemmeno sulla natura ferina dell’uomo…credo invece che l’uomo all’origine fosse pacifico e solidale, di natura…poi è successo qualcosa, forse un’invasione aliena , ed ha cominciato a farsi colonizzare anche mentalmente iniziando a ragionare da conquistatore.
    Ma gli uomini possono essere ben altro e i veri pacifisti lo dimostrano.

    • Andrea Pomella Says:

      Alberto tu riesci a trovare “comprensibile” qualcosa che a me invece continua a sembrare ingiustificabile. Parliamo dell’uccisione di nove persone, ed io forse sono un romantico testardo. Ma secondo il tuo ragionamento, permettimi, una qualsiasi aggressione fisica andrebbe sedata a colpi di mitra (e dico questo continuando a non credere alla versione fornita dai vertici militari israeliani, spranghe comprese). Per usare un paradosso, seguendo questa logica bisognerebbe fare una strage, per esempio, ad ogni giornata del campionato di calcio. Per il resto tu credi al mito del buon selvaggio, io rimango dalla parte di Hobbes il quale diceva che l’uomo è un lupo divoratore per ogni altro uomo. Ma sono punti di vista naturalmente, invasioni aliene comprese.
      Ciao e grazie della visita.


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