Vorrei che il 2 giugno

3 giugno 2010

Vorrei che la celebrazione del 2 giugno per la festa della Repubblica non fosse una parata militare. Non riesco in alcun modo ad associare la parola “festa” all’esibizione boriosa di automezzi corazzati, forze armate, battaglioni e baionette che brillano al sole di giugno. Non sopporto gli applausi, il beneplacito dei potenti, le trombe della retorica di stato di una nazione che cammina forte sui coltelli. La Repubblica è altro. Non è il tempo di una marcetta, una striscia di fumo colorato nel cielo, uno sprone ad immolarsi, non è il fragore di un passo ritmato, un quadrato di uomini tutti uguali, un sfoggio di fasce e di mimetiche, un’esibizione di gerarchie militari, di tamburi e di corazze a cavallo. Perciò vorrei che il 2 giugno per la festa della Repubblica sfilasse un altro genere di cittadini italiani. Vorrei che a marciare sulla via dei fori imperiali al posto dei militari fossero i disoccupati, i familiari delle vittime di mafia, gli appartenenti alle organizzazioni di volontariato, i preti anticamorra, vorrei che sfilassero coloro che combattono ogni giorno una guerra senza fine contro l’ignoranza, il razzismo, le ingiustizie sociali, vorrei che sfilasse il coraggio – quello vero – dei portatori di handicap, le madri, gli insegnanti, i medici, gli scienziati, le categorie che garantiscono il vero progresso civile di una nazione, vorrei che la Repubblica anziché ostentare i muscoli mostrasse il cervello e l’anima, che le divise tutte uguali lasciassero il posto a facce tutte diverse, vorrei che il “siam pronti alla morte” tacesse per sempre e che si recitassero semmai inni alla vita, vorrei che gli imbonitori di stato lasciassero la strada con il loro passo altezzoso, che sulle tribune ci fossero meno politici e più bambini, vorrei che i sorrisi allegri si sostituissero ai saluti alla visiera e che il rumore ritmato dei passi degli anfibi fosse cancellato da corse senza obblighi o relazioni. Vorrei che il 2 giugno si festeggiasse l’amicizia, l’ansia di sapere, di essere liberi. Ma so che non è e che non sarà mai come vorrei io, e che questa è solo l’utopia di un utopista, di uno senza troppa concretezza, che si culla di pensieri buoni in un tempo di cose cattive.

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7 Risposte to “Vorrei che il 2 giugno”

  1. clelia Says:

    Tutto ciò che anch’io vorrei: preciso, preciso.

    Ti chiedo, mi chiedo: potevamo forse pensarci prima e, grazie ai mezzi che oggi non mancano, provare (almeno provare) a che tutto questo fosse anche se solo in minima parte?
    Vorrei anche smettere di sognare soltanto organizzazioni mega tramite Fb (seppure a volte funzionano), vorrei cominciare con la famiglia, gli amici, chi ci è vicino e la pensa come noi.

    Occorre risvegliare i pensieri dormienti, contrariamente non cambierà più nulla.
    E ne ho paura.

    Grazie, Andrea.
    clelia

    • Andrea Pomella Says:

      Ciascuno fa quel che può, Clelia, non so se il mio appartenga alla categoria dei pensieri dormienti, sicuramente appartiene a una minoranza. Non solo, temo; ma una minoranza di una minoranza. Perché questo siamo, ricordiamocelo, cara Clelia: pensiero di minoranza. E come tali siamo considerati imperfetti e costantemente relegati in un angolino della nostra contemporaneità. Ciascuno fa quel che può, nel suo piccolo, se non altro per avere la coscienza un po’ più pulita. E di questi tempi non è mica poco.

  2. clelia Says:

    Il mio non voleva essere un intervento a dito puntato. Se così è sembrato me ne scuso, probabilmente la mia foga ha dato l’impressione di essere altro.
    Chiaro che siamo una minoranza, e magari potessi scordarlo, chiaro che io mi sento parte di questa minoranza.
    La domanda che ti facevo era solo un modo per chiederCi o incitarCi a fare di più, malgrado ognuno di noi creda di fare quel che può.
    Io so di avere dei limiti, ed è impegnarmi a superarli che forse mi farà un poco (solo un poco) migliorare.

    Tutto qui… e se mi sono spiegata male, scusami ancora, anche perchè non verrei mai a far polemica qui o sul blog di qualcun’altro. Non è nel mio stile.

    Grazie della tua risposta
    clelia

    • Andrea Pomella Says:

      Ma no Clelia, non avevo assolutamente interpretato il tuo commento come un intervento a dito puntato. Se c’è un po’ di vita nelle cose che scriviamo ben venga. Il discorso sulla minoranza lo faccio quasi più a me stesso, perché a volte abitando certi contesti reali o virtuali si ha quasi l’impressione di essere in tanti, mentre in realtà siamo pochissimi, e questo non bisogna dimenticarlo mai.

  3. adamantia Says:

    vorrei che il tuo giugno fosse ogni giorno e faccio del mio meglio perche’ lo sia. ciao.

  4. manodiangelo Says:

    Grazie per aver messo la mia categoria( gli insegnanti) tra coloro che hanno diritto a partecipare:non tutti, ma qualcuno se lo merita davvero.Sarebbe bello poter assistere ad una parata del genere, fermo restando per me che ad aprirla debbanon essere sempre le associazioni partigiane.


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