Il desiderio di comprendere


Al centro del parco c’è uno stagno, al centro dello stagno qualche ninfea. Le piccole barche a motore telecomandate sfrecciano a turno per la gioia di adulti mai cresciuti. La corsa dei cani è regolare, qualcuno si avventura in mezzo all’acqua sollevando il collo oltre la superficie piatta e mirando un punto che rappresenta forse la salvezza da questo primo caldo torrido di inizio estate. Io siedo da una parte su una panchina, riprendo fiato dopo la mia corsa, ho il corpo sudato e gli occhi arrossati dal sole, indosso come da ragazzo i calzoncini corti e un paio di scarpe da ginnastica. Ho lasciato nel bagagliaio della macchina un asciugamano in cui sparirà l’impronta della mia faccia, e un sacchetto con poche cose, le chiavi di casa e un documento, pochi spiccioli per gli imprevisti. Il sole configge le sue lance scintillanti sulla superficie dello stagno e sulle cime degli alberi. Osservo tutti. Osservo il vecchio che avanza con un’andatura sbilenca (forse l’eredità di un attacco apoplettico) lungo il sentiero tracciato nell’erba, la faccia erosa dalla fatica, la pelle avvizzita che frigge sotto la canottiera azzurra, il reticolo espressivo delle rughe. Osservo la ragazza che si flette con le braccia alla sbarra, si lascia ricadere all’indietro e corre a rispondere al cellulare che squilla, e con la voce rotta dal fiato corto organizza un aperitivo per la sera, forse in un bar del centro, o sul litorale. Osservo i tre bambini che si precipitano a cercare uno spazio di prato su cui inseguire il pallone che si sono portati da casa. Osservo l’ivoriano seduto all’ombra di un tiglio e sepolto sotto un cumulo di cellophane che aspetta un cliente occasionale per i suoi portafogli contraffatti, per le sue borse di griffe false. Osservo tutti e mi dico che ogni momento devo specchiarmi nell’azzurra e limpida sorgente dei miei occhi, dove accadono tutte le cose minime di questa epoca e di questo mondo. 

.

Arjen Duinker, CAPODANNO

C’è chi sostiene
che tutto s’impernia nell’economia.
Anche la pulce, la piaga delle pulci, la luna.

C’è chi sostiene
che tutto s’impernia nell’amore.
Anche la capre, il suo latte, il vento.

Poiché non penetro tutto questo
con la mia logica contingente,
poiché tanto meno lo intuisco
con argomentazioni altrui,
e ancor meno con un cervello decisivo,
mi sono proposto serenamente
di portare in solaio
il desiderio di comprendere.

Ci sarà chi sostiene
che tutto s’impernia nella comprensione.
Anche la piaga delle pulci. Bene!

Ci sarà chi sostiene
che tutto s’impernia nell’unico.
Anche la pulce. Attestato di buona condotta!

Ci sarà chi sostiene
che tutto è rimasto come prima.
Anche il futuro. Mi spiace!
 

 

 

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4 commenti
  1. clelia ha detto:

    Devi, sì. Soprattutto perchè ti viene bene e leggerti così è come esserci.

    Aggiungo: dobbiamo. Ma, si sa.

    Grazie.
    clelia

    • Andrea Pomella ha detto:

      A te Clelia. Buona giornata.

  2. Ed è con uno spirito orientale che dobbiamo considerare le cose piccole alla stregua di quelle grandi.grazie per le belle cose che scrivi(oh, ma ne conoscessi uno dei poeti che proproni!!)

    • Andrea Pomella ha detto:

      Neppure io li conosco. I poeti non si fanno conoscere.

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