La tua ombra per la mia ombra

11 giugno 2010

Lui è un clandestino rumeno e oggi i giornali ci raccontano della sua storia speciale. Si è nascosto nel vano carrello di un aereo e ha volato nei cieli che separano Vienna da Londra scampando per miracolo a una morte sicura. Quanta fame deve avere un uomo per chiedere a Dio un anticipo tanto grande sui prodigi divini? Mettiamo il caso che lui si chiami Anghel, da lassù non c’è luogo di questo pezzo antico d’Europa che i suoi occhi non abbiano scrutato, la terra ha cambiato nome una volta, un’altra e un’altra ancora, fino ad arrivare alle rive di Dover, alle veloci raffiche di vento e di uccelli, a una destinazione che a lui sarà sembrato un paradiso. Così mentre il corpo di Anghel congelava tra le nuvole, la sua mente sarà corsa dietro a quel ricordo di quando da bambino, vicino al molo del porto di Costanza, un vecchio pescatore gli mise tra le mani una conchiglia dorata, e lui mostrò quella conchiglia a suo padre e gli giurò che da grande avrebbe legato la conchiglia a uno spago e ne avrebbe fatto una collana da portare al collo per tutta la vita. Anghel non sa che fine abbia fatto la conchiglia, sa che suo padre è morto di crepacuore il giorno del suo quindicesimo compleanno, e adesso, mentre vola al di sopra di un fiume calmo e liscio che si distende come una serpe magra tra lunghi campi verdi, se lo immagina, suo padre, mentre tenta inutilmente di sfogliare un giornale con la pelle delle mani disfatta e i calli maldestri che scricchiolano intirizziti. Gli uomini normali, pensa Anghel, sono contornati di cose, hanno appartamenti stipati di oggetti, hanno vestiti e macchine a motore, hanno soldi in banca e relazioni sociali, io ho solo questo corpo, pensa Anghel, solo questo corpo che ho infilato nella pancia di un aereo e che l’aereo, pensa Anghel, sputerà a terra come le feci verdi di un uccello; quassù io non ho più nemmeno l’ombra. Austrian Airlines, deve aver letto da qualche parte, una scritta rossa su un muro o tra le stelle. Dopo l’ultima fase di atterraggio i funzionari dell’aeroporto l’hanno visto cadere dal carrello. Anghel ha potuto così riunirsi alla sua ombra.

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Gëzim Hajdari, da CORPO PRESENTE

Dammi la tua ombra
per la mia ombra
che sente freddo
nel suo nome
insegnami il tuo silenzio
la mia follia ne ha bisogno
per inventarsi un Dio
fammi conoscere la neve!
voglio nascondere
sotto la sua pelle
le parole mai dette

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4 Risposte to “La tua ombra per la mia ombra”

  1. manodiangelo Says:

    Probabilmente questa è la vita che hai voluto inventare per lui: è di una bellezza che strazia.Che gran prodigio la tua scrittura.Bravo.

    • Andrea Pomella Says:

      Togliamo pure il “probabilmente”, ho voluto inventare la sua vita, sì, e allo stesso modo ho fatto col suo nome. Spero che la sua, la sua vita vera, sia stata migliore.

      P.S. ho provato a rispondere al tuo messaggio privato, ma mi arriva una notifica che dice che hai la casella di posta piena.

  2. carlotta Says:

    Le tue parole lasciano una scia profonda ed indelebile, come solchi d’aratro nei campi dell’anima. Il dolore non è mai fine a se stesso, così come la morte. Sono lezioni che paghiamo con la nostra vita, anche se tu maestro di racconti, la inventi.

    • Andrea Pomella Says:

      In fin dei conti c’è poca differenza tra una vita inventata e una vita vera, entrambi sono racconti di due storie possibili, le paghiamo con monete diverse, o forse no, anche le emozioni, alla fin fine, sono sempre le stesse. Ciao Carlotta e grazie infinite.


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