Uomini e donne alla fermata del tram

18 giugno 2010

C’è qualcosa di misterioso che unisce un gruppuscolo di esseri umani in attesa alla fermata del tram. È forse la sensazione appena percepita di essere, in fin dei conti, accomunati da un destino comune. Questi tiepidi personaggi costretti, per volontà della sorte, a condividere uno spazio pubblico, angusto come una camera senza pareti, e che nonostante ciò sembrano ignorarsi l’un l’altro. Ma in realtà queste creature umane non si stanno ignorando, esse si stanno spiando con la massima curiosità, cercando in ciascuna qualcosa da amare o qualcosa da odiare. C’è lo sportivo che desidera evadere da se stesso limitandosi ad infilare nelle orecchie due auricolari bianche da cui attingere musica per ingannare l’attesa, e c’è la signora con un paio di grossi occhiali da sole neri che vuole a tutti i costi commentare i recenti lavori di scavo sulla via, lavori che, bisogna dirlo, hanno costretto l’amministrazione comunale a prendere l’insana decisione di spostare la fermata del tram cinquanta metri più in là. Ci sono i due disgraziati vestiti con abiti di fortuna, una maglietta di calcio lurida scovata chissà come in qualche centro di accoglienza e un paio di mocassini malamente trasformati in sandali da una mano poco esperta nell’arte del coltello, e c’è la ragazza bionda e magrissima con un vestito smilzo che lascia in vista i tatuaggi bluastri raffiguranti due stelle e una bomba a mano, tatuaggi che – a dirla tutta – deturpano fatalmente la sua pelle bianchissima. C’è l’uomo d’affari in giacca e cravatta che per una mattina ha lasciato la sua macchina da cinquantamila euro nel garage solo per avere qualcosa di nuovo da raccontare ai suoi colleghi, raccontare per esempio delle cosce della ragazza bionda con i tatuaggi, o della puzza dei due disgraziati, o dei lavori di scavo che hanno costretto i suoi piedi a un surplus di passi per raggiungere la nuova fermata (provvisoria, se dio vuole) del tram. Questa confettura di umanità, qualche minuto più tardi, confluirà nella carrozza del tram, si rimescolerà con altra umanità, come fanno gli affluenti dei fiumi, e sembra che nessuno di loro verrà mai a sapere quale sarà fra loro, in questo gioco perpetuo di correnti e flutti, l’ultima goccia che si riverserà nel mare aperto.

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Pierre Soletti, da BUILDINGS

aspettare l’autobus
del quotidiano
& tutti i suoi vagoni
riempiti di freddo
ettari & ettari
di freddo

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