Gao Xingjian e le parole tessute di luce

30 giugno 2010

Ho letto i racconti di Gao Xingjian in un solo giorno, da mattina a sera. Era la primavera dello scorso anno e ricordo che ebbi la sensazione di rimanere cieco di fronte a tanto chiarore. Il titolo della raccolta era Una canna da pesca per mio nonno, i racconti narravano della visita a un tempio in rovina da parte di due sposi in luna di miele, di un incidente stradale, del crampo che opprime un nuotatore in mare aperto, di un ragazzo e di una ragazza che si ritrovano in un parco dopo molti anni, dell’acquisto di una canna da pesca capace di resuscitare il mondo dell’infanzia, dei pensieri che attraversano la mente di un uomo che si assopisce sulla spiaggia. Prima di quel giorno non avevo letto niente di questo autore, il primo scrittore cinese a cui sia stato assegnato il premio Nobel per la letteratura. Il motivo della sensazione di cecità che provai è presto detto: la sua scrittura è candida, ma di un candore che non ha quasi niente a che fare con la parola scritta. Le sue frasi hanno la consistenza di un uccello tremante nelle mani di un bambino, le lettere stampate tendono a scomparire fisicamente dalla pagina, a confondersi col bianco della carta, fino al punto da trasformarsi in una melodia, o in uno stato d’animo, o in uno stormo di angeli che prendono il volo. Mai, prima di Gao, mi è capitato di provare una simile sensazione al cospetto di una narrazione. Qualche mese più tardi, un altro grande autore contemporaneo cinese, Ma Jian, mi raccontò un aneddoto che riguardava proprio Gao Xingjian. Ma Jian mi disse che Gao, prima di scrivere, aspettava che la moglie fosse addormentata e poi seppelliva i suoi testi in giardino, perché non voleva che lei fosse testimone dei suoi reati intellettuali. Scoprii così che quell’accecante leggerezza che mi aveva quasi stordito in un giorno di primavera era considerata dal governo cinese un’infrazione, o peggio, un crimine da occultare perfino ai componenti della propria famiglia. C’erano persone, dunque, che in quelle parole tessute di luce scovavano una minaccia fatale, nociva all’uomo e alla comunità di una nazione. Ho ripensato allora ai versi di un grande poeta, Eugénio de Andrade: “Sono come un cristallo, / le parole. / Alcune, un pugnale, / un incendio. / Altre, / rugiada appena”.

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2 Risposte to “Gao Xingjian e le parole tessute di luce”

  1. sisu Says:

    E’ bellissimo questo post.. .. ..
    Ci sono parole in questa vita che lasciano il gusto dell’attesa.. dell’illusione.. Ci sono parole che spesso ti fanno sentire inaproppriata.. inadeguata.. inutile.. Ci sono parole che ti fanno versare lacrime amare perchè sputate senza vergogna sul cuore.. che offendono.. lacerano.. escludono.. Ci sono parole che non arrivano mai.. e parole che arrivano e per la loro bellezza sgombrano il cielo di quei giorni che sono bui o di quelle notti dove l’oblio diventa più grande del nostro orizzonte.. Ci sono parole che ti fanno sorridere e piangere di gioia perchè quando le leggi sai che le hai aspettate da tutta una vita.. Ci sono parole che quando arrivano ti tolgono il fiato e non ti rimane che leggerle.. custodirle nel cuore.. coprirle di importanza e viverle semplicemente perchè sono li.. per te.. Io vivo di parole.. dette.. scritte.. immaginate..

    “..le parole per me sono essenziali come le onde per il mare.. le ascolto dentro di me.. le guardo scorrere.. le vivo e le sento sulla pelle sperando che mi lascino inevitabilmente la loro salsedine addosso..”

  2. Carla Di Napoli Says:

    Dopo aver letto questra sorta di recensione avverto il bisogno urgente di leggere questi racconti.


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