Due piccoli adoratori

8 luglio 2010

La sera ho portato mio figlio al parco giochi. Siamo scesi in due per le scale, lui in una carrozzina rossa, io dentro un paio di scarpe vecchie, poi l’ho sospinto lungo il marciapiede, evitando trappola dopo trappola, muro dopo muro. Volevo un po’ parlare con lui nel luogo in cui si abbronzano le lucertole, quel piccolo ovale di quaranta metri quadrati di ghiaia e pietrisco, con due altalene e quattro panchine su cui siedono i vecchi del quartiere. All’ora del tramonto abbiamo guardato gli steli di luce che cadevano attraverso le chiome degli alberi, e il concilio di ombre che il piccolo vento serale smuoveva tra le fronde. A mio figlio viene naturale guardare in direzione del cielo, nella sua posizione supina contempla le nuvole come un piccolo profeta, e in ognuna di esse trova forse una risposta a quelle che devono essere le sue innumerevoli domande sul mondo che lo circonda. A me invece guardare in alto è costato un po’ di fatica. Dopo un po’ che eravamo lì ho visto passare una comitiva di zingari. Uno di loro aveva un violino, un altro un sacco morbido pieno di vestiti sgualciti. Gli zingari si sono fermati a bere e a parlare con una donna e col suo cane, la scena assomigliava a un quadro di Chagall. Mio figlio non ha visto né gli zingari né la donna col cane, lui era ancora troppo impegnato ad ammirare i pezzi di cielo che si muovevano tra i rami degli alberi. Allora l’ho sollevato dalla carrozzina e l’ho preso in braccio. I suoi piccoli occhi vispi si sono illuminati di curiosità, ha guardato con insistenza le ombre sul mio corpo morse dal sole al tramonto, io ho guardato attraverso la sua bocca aperta di stupore. Così io e lui siamo diventati due piccoli adoratori, lo zingaro col violino ha suonato una canzone, la donna col cane ha accennato una danza, ciascuno felice di quel poco, anche solo di vivere la stessa ora.

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4 Risposte to “Due piccoli adoratori”

  1. manodiangelo Says:

    Oggi pensavo a questo post e ricercavo nella memoria momenti in cui lo sguardo aveva assunto un valore assoluto.Me ne sono venuti in mentre tre,senza nessuna fatica,perché sono parte di quel corredo non così nutrito di cose indimenticabili.Uno è il primo sguardo dato a mia figlia;un’altro è lo sguardo d’addio ad un grande amore ed infine l’ultimo sguardo scambiato con mia madre…..Grazie Andrea

  2. manodiangelo Says:

    Accidenti c’era un accento in più: so benissimo che è una distrazione ma avendo per deformazione professionale sempre impugnata la penna rossa non posso far altro che correggere anche me stessa.Ciao Andrea

  3. manodiangelo Says:

    Era un apostrofo…sono fusa!


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