Gli scrittori, una razza di guardoni

26 luglio 2010

Onestamente, di cosa dovrebbe parlare la letteratura? Ieri pomeriggio rileggevo alcune cose di David Foster Wallace, immerso com’ero in un pomeriggio radioso e saturo di pensieri, cose che avevano a che fare con la missione degli scrittori nel mondo, il senso della letteratura e la connessione della narrativa con le arti dello spettacolo. E mentre leggevo, appuntavo mentalmente alcuni concetti che trovavo rigorosamente interessanti. Frasi come questa: “Gli scrittori tendono a essere una razza di guardoni. Tendono ad appostarsi e a spiare. Sono osservatori nati. Sono spettatori. Sono quelli sulla metropolitana il cui sguardo indifferente ha qualcosa dentro che in un certo senso mette i brividi. Qualcosa di rapace. Questo è perché gli scrittori si nutrono delle situazioni della vita. Gli scrittori guardano gli altri esseri umani un po’ come gli automobilisti che rallentano e restano a bocca aperta se vedono un incidente stradale: ci tengono molto a una concezione di se stessi come testimoni”. Non c’è niente di male che un incosciente con ambizioni di scrittore come me si interroghi sulle questioni che attengono alla materia di cui dovrebbe occuparsi la letteratura oggi. Anni fa rimasi scettico davanti a un articolo di Mauro Covacich in cui si sosteneva che gli scrittori italiani, secondo lui, avrebbero dovuto parlare di più dei fatti del loro tempo, cosa con la quale in linea di principio potevo essere anche d’accordo, se non fosse che per “fatti” in quell’articolo si intendeva “fatti di cronaca”, come il caso di Unabomber (di cui tra l’altro Covacich si è largamente occupato). La piega che ha preso la letteratura italiana contemporanea nell’ultimo decennio, va detto, è perfettamente nel solco di quegli auspici di Covacich. I fatti della cronaca d’Italia, presenti e passati, hanno preso il sopravvento sulle pure storie d’invenzione, in particolare la cronaca nera che, si sa, esercita da sempre un discreto fascino sulla fantasia dei lettori. Ma quello che penso io è che filtrare storie di cronaca che appartengono già di per sé all’immaginario collettivo di una comunità nazionale non significa, banalmente, raccontare il proprio tempo. Sappiamo molto di più dell’ascesa della media borghesia nella Francia del diciannovesimo secolo attraverso un personaggio d’invenzione come Madame Bovary che dalle cronache scandalistiche del tempo. Per questo credo che la letteratura odierna nel parlare della nostra epoca non dovrebbe tralasciare di guardare agli esseri umani che affollano la storia ogni giorno, quelli che apparentemente non serbano tracce di bellezza, quelli di cui non si occupano i giornali e le Tv, quella gente a volte chiassosa a volte silenziosa che siede alle nostre tavole, guarda il nostro sole tramontare, ascolta lo stesso ronzio di autobus.

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5 Risposte to “Gli scrittori, una razza di guardoni”

  1. anifares Says:

    “La letteratura si occupa di cosa cazzo voglia dire sentirsi un essere umano … Penso solo che la letteratura che non esplora quello che significa essere umani oggi non sia arte” scriveva lo stesso Wallace. E quelle persone di cui lei scrive “quella gente a volte chiassosa a volte silenziosa che siede alle nostre tavole, guarda il nostro sole tramontare, ascolta lo stesso ronzio di autobus” non sono affascinanti come quelli di cui parla la televisione e proprio sul rapporto scrittori e televisione sicuramente lei già conosce uno scritto dello stesso Wallace…

  2. Fabiana Grasso Says:

    Grazie grazie e ancora grazie,ciò che penso da decenni quello che ho cercato di insegnare ai miei figli,tutto quello per cui in fondo ha bisogno è solo di un pò più di attenzione,di impegno e di leggerezza.Senza nulla togliere a molti(!)fare letteratura oggi è prevalentemente essere dei pettegoli vestiti col vestito buono della domenica,ai bordi di un oggetto che snocciola immagini e frasi fatte; si pensa che leggere sia una perdita di tempo studiare non ne parliamo.In realtà la nuova letteratura trova zero spazio ,non interessa nemmeno si capisce qual’è…penso a Pasolini ,riusciva a fare letteratura facendo interviste ai giovani sulla sessualità ,partendo dalla legge Merlin…ora si parla di minorenni irretite al soldo della politica.Costume ,letteratura :sottile linea rossa.
    Mi ripeto ma è sempre piacevole scivolare tra il tuo scrivere.


  3. Bella l’idea dello scrittore come spione, indifferente in volto, appassionato nell’anima. Nemmeno a me esalta una letteratura solo cronachistica, iper-realista, perché simbolo, forse, di scarsa fantasia e passione letteraria

  4. skybluette Says:

    Eh si, assolutamente d’accordo…guardoni in un mondo parallelo però … 😉


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