Cinque minuti sulla croce

27 luglio 2010

In certi pomeriggi della mia infanzia, quando Dio sembrava voler mandare sulla terra tutta l’acqua del mondo, io facevo un gioco sconcertante. Il mio gioco consisteva nell’allestimento di una piccola passione di Cristo. Mi servivo di due fucili giocattolo che usavo per approntare la croce, poi mi sdraiavo tendendo le braccia tese sull’asse orizzontale, e di tanto in tanto mi passavo un asciugamano sul viso, sulla bocca, sulle lacrime, simulando come un attore consumato le sofferenze estreme del sacrificio. Al cospetto di questo, ogni altro gioco mi sembrava superfluo e puerile. Il motivo per cui trovavo così attraente il gioco della croce era dovuto al fatto che fossi completamente sedotto dalla figura del crocifisso. Nessuno poteva capire fino in fondo la strana espressione che si componeva sul mio viso, il latrato che sussurrava la mia voce, come di un animale in gabbia lontano dal luogo di appartenenza. Il cattolicesimo mandato a memoria durante le ore infinite della mia infanzia era penetrato così a fondo dentro di me che il profilo del naso di Cristo, la forma del suo corpo, degli occhi, erano diventati gli oggetti di un desiderio mimetico al quale non era consentito opporsi. Se – come sostiene René Girard – l’uomo è ciò che è perché dal desiderio di imitazione viene tutto il meglio e il peggio dell’essere umano, allora potrei dire che io sono quel che sono perché da bambino ambivo all’essere di Gesù Cristo nell’ora del suo martirio. Con l’età adulta, come molti, ho scelto la via dell’ateismo, eppure non ho mai smesso di pensare alla sconvolgente bellezza di tutte quelle storie bibliche. A volte, ancora oggi, se non ci fosse il buonsenso a guidare le mie azioni, credo che potrei, per cinque minuti, distendere le braccia, lasciare che il mio viso ricada sul petto, socchiudere gli occhi e contemplare attraverso le ciglia l’orizzonte dal Golgota e le mura di Gerusalemme.

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7 Risposte to “Cinque minuti sulla croce”


  1. Caro Andrea, la tua sensibilità e la tua profondità mi lasciano sempre senza parole.

    Forse..chissà..dovremmo tornare più spesso a quei “giochi” che facevamo da bambini..a quella “vita”..un caro saluto. feDe

  2. Myriam Says:

    mi e’ subito venuto in mente Mishima

  3. chicca___ Says:

    molto bello!

  4. manodiangelo Says:

    Oggi proprio leggevo questo:”..Essere al mondo è un bene, ma è un bene che costa caro, e a qualcuno molto più che agli altri.E’in questa prospettiva( per me è solo in questa prospettiva) che acquista senso il discorso cristiano della croce, intesa come accettazione responsabile della sofferenza e della lotta, come volontà di non abbandonare il campo di battaglia, come fortezza nel sostenere l’inevitabile momento negativo del processo dialettico teso all’armonia relazionale.”
    Il gioco si è fatto senso e ideale anche in una laicità che è tutta spirituale…Ciao Andrea.Ah, il libro è Una vita autentica di V.Mancuso, un uomo che ammiro in modo particolare pur essendo io fuori dalla Chiesa(cattolica romana) e lui in qualche modo ancora nelle sue braccia dentro( non so per quanto!!!)

  5. Claudia Says:

    Che rivelazione sconcertante!
    Pomella, non ti conosco di persona, ma mi sento di dire che hai una personalità dai risvolti a dir poco …poliedrici!
    (Comunque è sempre colpa della catechista… io ho superato la cosa con una terapia serratissima a base di alcol, tabù infranti e vita dissoluta: ha funzionato, ora mi avvio ad essere una donna adulta, equilibrata e libera da sensi di colpa o desideri di morte!)
    😀


  6. Io penso che la religione cristiana sia affascinante anche per chi non crede solo per la figura di Cristo; al di là del suo (presunto) ruolo rivoluzionario (non politicizzerei i Vangeli, anche perché mi pare che Gesù facesse parte della setta ebraica degli Esseni, piuttosto integralista), il mistero della morte “per” l’uomo, del Figlio di Dio che muore come un uomo qualunque e che fa questo per salvare l’umanità, è affascinante. Senza l’incarnazione, il cristianesimo sarebbe un’altra religiose un po’ ottusa e integralista per natura. Grazie alla figura di Gesù, secondo me, essa diventa umana. Per questo a me il crocifisso nei luoghi pubblici, in generale, non dà fastidio, anche se comprendo che esiste una questione di principio.


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