La moltitudine non è creativa

Gi uomini che hanno abitato la terra negli ultimi cent’anni hanno una straordinaria confidenza con la folla. Cosa ne dovevano sapere della folla i contadini che vivevano nelle terre desolate e senza confini dei secoli scorsi? E quelli che popolavano le città e per i quali le sole moltitudini conosciute erano le schiere degli eserciti invasori, o le mute processioni religiose? Al di fuori dei miti che la fondano, la folla è un concetto strettamente legato al ventesimo secolo, dal totalitarismo alla globalizzazione. Non si può sapere cosa pensa la folla, così come nessuno può sapere cosa pensa un cane, eppure siamo abituati a sentir parlare di concetti inverosimili come “i gusti del grande pubblico”. Idee come queste sono in realtà edificate sulla statistica, e la statistica è il vero autocrate di questo tempo. È sulla statistica che si definisce il potere economico e politico, è la statistica che orienta l’industria culturale. Così la folla è la nuova sovrana del mondo, e tutti noi, per ambire a un riconoscimento sociale, dobbiamo per forza piacere alla folla. Non basta che il mio nome sia ricordato da un solo essere umano sulla faccia della terra, non basta che la mia parola abbracci quest’essere in tutta la sua pienezza, anche se fosse un re non sarebbe mai abbastanza. È la folla che dobbiamo raggiungere e toccare. Quando ho incominciato a far leggere le mie prime cose, spesso mi sentivo dire che non andavano bene perché non assecondavano il gusto popolare, mi suggerivano di correggere il tiro, di essere più generoso, più sganciato. Per un certo periodo ho anche provato a blandire la folla, alla fine mi sono detto: “Non sei un politico, non sei un ruffiano. Scrivi come sai e come sei”. A dire il vero, da allora non è cambiato molto. Credo ancora a concetti semplici, per esempio che la folla non è creativa. Walt Whitman diceva: “Mi contraddico? Certo che mi contraddico! Sono vasto, contengo moltitudini”. Ecco, quella a cui alludeva Whitman è forse l’unica moltitudine a cui si dovrebbe dar retta.

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11 commenti
  1. betrayYou ha detto:

    Ti leggo da qualche giorno e ogni volta che l’ho fatto mi sono sentita ignorante difronte a tanta intelligenza e cultura soprattutto per la capacità che hai di trascrivere i tuoi pensieri in modo così scorrevole, non è da tutti e questo ti rende un diverso.
    Quindi mi limito a dirti grazie, è davvero piacevole apprendere leggendoti.
    (sono così, non so descrivermi, che per scriverti 5 righe ci ho impiegato 20 minuti!)

    • Andrea Pomella ha detto:

      Però so cucinare anche un’ottima pasta alla carbonara.
      Scherzo dai.
      Grazie, davvero.

  2. Tristano ha detto:

    Considerazioni molto intelligenti e anche – perché no – vagamente inquietanti per ciò che riguarda il nostro presente e il nostro futuro. Io distinguerei fra due concetti, di fatto molto simili: quello di maggioranza, che è alla base di qualunque democrazia (e non può non esserlo), e quello di folla, meglio ancora di massa, che invece è alla base delle peggiori dittature. Una tragedia se in un paese la maggioranza diventa massa. Una tragedia se qualcuno la manipola facendola diventare tale.

    • Andrea Pomella ha detto:

      Ho il sospetto che dalle nostre parti ci siano state due tragedie.

  3. Anna B. ha detto:

    Sono stata lontana da internet per un po’ (finalmente sto prendendo confidenza con la nuova vita e sto tornando a seguire i mio blog e quelli altrui) ed ora ritrovo con piacere le tue parole, importanti e semplici allo stesso tempo e che, come spesso accade, sento in sintonia coi miei pensieri.
    Un abbraccio da una che forse non sarà mai nessuno ma che non riesce proprio a fare le cose in modo diverso da come le sente!
    A presto,
    Anna

    • Andrea Pomella ha detto:

      Anna visto che mi leggi da un bel po’ e ci tengo sempre molto ai tuoi commenti volevo avvisarti che da qualche giorno mi sono “sdoppiato”, ora sto anche qua: http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/apomella/

      Se ti capiterà di voler fare un salto anche da quelle parti ti assicuro che mi farebbe davvero piacere.

      Grazie di tutto e a presto.

      • Anna B. ha detto:

        Ops, non avevo fatto caso al link che hai messo su questo blog… verrò a sbirciare anche là!

  4. Leo ha detto:

    Massa, folla, maggioranza. Credo che negli ultimi tempi, il richiamo al furor di popolo ci abbia fatto smarrire la strada. La moltitudine, oltre a non essere creativa è molto egoista, è ingrata, non ha memoria e, nel suo percorso, è un fiume in piena che non guarda in faccia nessuno. Dici bene Andrea, “Scrivi come sai e come sei” e, aggiungo io, peschiamo tra la folla, tutte le persone con un volto, un nome ed una storia, tutti coloro che della massa fanno parte ma che pensano, amano e soffrono per la bellezza di una sana alternativa al pensiero unico.

  5. Paola ha detto:

    Ultimamente trovo che anche per parecchi “singoli” si possa adottare il concetto semplice della non creatività, ed aggiungo originalità, di cui parli tu. Forse per molti di quelli che appartengono alla folla, è la folla stessa ad essere loro sovrana, ma alla fine credo che la dipendenza da essa sia una questione di compromessi con sé stessi e di necessità (materiali, “esistenziali”,…). Senza scomodare la folla, quanti sono quelli che riescono a vivere senza sentire il bisogno di trovare l’approvazione e il supporto di un numero di persone >= ad 1 (e questo 1 non include ovviamente sé stessi:-))? Ho quasi quarant’anni e finora mi è capitato d’incontrarne davvero poche di persone così … forse per la maggioranza di noi è una prerogativa che fa capolino (se lo fa) soltanto quando si è ormai canuti e bianchi. Inoltre in alcuni particolari contesti professionali prescindere dal giudizio delle masse può diventare una mission impossibile … chi si può considerare davvero immune da forme di narcisismo più o meno spinte non soltanto quando si arriva al “ riconoscimento sociale” da parte della folla assecondandone il suo gusto “popolare”, ma anche quando si cerca di andare controcorrente dietro ad un’identità tutta “propria” e di nicchie (che poi chissà perché diventano masse) di fan?!?! E si può prescindere dall’approvazione della massa quando da essa dipende la stessa sopravvivenza materiale … generalmente la voglia di dire basta, abbasso all’omologazione di massa può essere molto forte, ma al desiderio impellente può anche non corrispondere un’immediata messa in pratica perché “banalmente” non si dispone delle risorse economiche per farlo o si è soggetti a vincoli che coinvolgono altre persone oltre noi stessi. Comunque anche se è vero che la folla può essere tremenda sia nel bene che nel male, mi piace pensarla con le parole di una favoletta di calvino quando parla della contro società degli onesti “…forse sarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costume corrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversità, di sentirsi dissimile da tutto il resto, e a questo modo magari avrebbe finito per significare qualcosa di essenziale per tutti, per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno più dire, di qualcosa che non è stato ancora detto e ancora non sappiamo cos’è”. Non ho letto nulla di Whitman … la frase che citi è però molto bella, anche se a volte per contraddirsi basta molto meno di una moltitudine ed, in alcuni casi, la moltitudine più che riverlarsi un plus potrebbe diventare un minus perchè la contraddizione è tale e tanta da distruggere qualsiasi tipo di azione e portate all’immobilità assoluta.

    • Andrea Pomella ha detto:

      Sai, leggerti mi ha aiutato a precisare meglio le mie idee. Sì, davvero, credo che la sovranità della folla sia il sepolcro delle idee. Quando il singolo diviene schiavo del giudizio delle masse allora la sua proposta perde ogni spinta all’originalità. Ammesso sempre – beninteso – che l’originalità sia un bene ad ogni costo…

  6. Condivido queste riflessioni. Mi pare che Sartre dicesse che un libro veramente originale non deve avere successo di pubblico… (be’, i suoi comunque ne avevano). Mi pare poi che Pasolini insistesse molto sull’omologazione come fenomeni negativo del consumismo e dell’arricchimento italico dal boom economico. Oppure sull’idea che la TV, essendo un mezzo di comunicazione diretto verso la “massa”, fatalmente diviene uno strumento per rendere mediocre qualcosa che altrimenti non potrebbe avere successo.
    Fatti salvi snobismo ed eremitismo metaforico, credo che la giusta ricerca di un miglioramento delle condizioni di vita per tutti, si sia trasformato nella creazione di una società anonima e poco interessante, dove conta ciò che dice la “ggente”. Ecco, io invece direi che conta ciò che dicono “le persone” o, al massimo, il “popolo”. La “ggente” è un concetto brutto. Nella folla ci si può nascondere e si possono compiere gesti che da soli non faremmo mai. Questo è un altro difetto. Infine, ma è una riflessione già fatta da altri, l’irruzione delle masse sulla scena politica forse ha causato più tragedie di quanto non sia mai successo in passato. Ah le elite!!

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