Patologia di un lettore a corto di vita sociale

27 agosto 2010

Il rapporto che mi lega alle librerie è regolato da qualcosa che ha a che fare con la sociopatologia e coi disturbi della personalità. Ci sono librerie che mi mettono a disagio, altre nelle quali mi sento come a casa, altre ancora in cui potrei invitare un po’ di amici con i quali intrattenermi a conversare a proposito dell’ultimo film di Lars Von Trier, per poi alzarmi e sparire nel nulla, senza aggiungere una parola. Le librerie non sono tutte uguali, ce ne sono alcune che frequento da anni in cui non sono mai riuscito a comprare un solo libro, altre – come la piccola “libreria da campo” allestita sotto il tendone di una festa di piazza in una piccola frazione di provincia – in cui magari metto piede per la prima volta e finisco col comprare sette volumi. Sono tante le ragioni che mi portano a preferire una libreria piuttosto che un’altra. Per un sociopatico come me una fondamentale è la possibilità di fare da sé, senza interpellare alcun commesso. C’era un tempo a Roma, dalle parti della Stazione Termini, una libreria che aveva come unico ed esclusivo criterio di esposizione quello dell’ordine alfabetico. Per intenderci, lì non c’era il banco delle ultime novità e dei bestseller (quello che lettori come me evitano come la peste ogni volta che mettono piede in libreria). Se cercavi un autore, sapevi subito dove andare a trovarlo. In quella libreria ho comprato tutti i classici che ho letto fra i sedici e i ventiquattro anni, centinaia di acquisti fatti, intere mattine spese a ripassare quell’ordine alfabetico, e mai una volta – dacché mi ricordo – che abbia scambiato una sola parola con il commesso seduto dietro la cassa. La nevrosi sociale che mi prende nelle librerie è una cosa di cui vado fiero, il rapporto corrotto che lega l’essere umano contemporaneo ai libri, del resto, è qualcosa che andrebbe approfondito meglio dalla medicina moderna. Io non appartengo, per intenderci, a nessuno dei tipi descritti da Stefano Benni in un breve scritto apparso nel 1996 su Effe dal titolo Psicopatologia del lettore quotidiano. A volte, fra gli scaffali di una libreria, mi sento come il Kien di Auto da fé, vivo intere ore in una condizione di maniacale isolamento, in apparente sicurezza, circondato dai volumi, come per far sì che per una porzione di tempo il mondo si dimenticasse completamente di me. L’atmosfera poderosa che la presenza di una grande quantità di libri riesce a comporre in una stanza è per me il surrogato perfetto dell’universo. Un universo in cui io sono solo. E in cui non ho bisogno di nessuno.

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19 Risposte to “Patologia di un lettore a corto di vita sociale”

  1. sara nathan Says:

    grazie Andrea, i tuoi post sono bellissimi, la tua parola m’incanta. Che posto è quella foto magica di biblioteca? Dove l’hai trovata? sarebbe piaciuta a Magritte e magari a Kiefer. buona giornata! sara


  2. ..Un universo in cui io sono solo. E in cui non ho bisogno di nessuno..

    Caro Andrea, che dire? Continuo sempre a ritrovarmi nelle tue parole..

    ..e intanto fantastico la libreria ideale, che un giorno spero di aprire..con tavoli, caffè, studenti, presentazioni libro, discussioni intellettuali improvvisate..

    un abbraccio, feDe


  3. come ti capisco Andrea… anche io evito gli scaffali con le “ultime novità” (notare l’ossimoro tra “novità” e “ultime”), anche io preferisco le librerie un po’ polverose e disordinate e anche io preferisco che nessun commesso mi dica “cosa le serve?”. Se lo fa, lo guardo male, primo perché non è un negozio di scarpe o di vestiti, secondo perché spesso entro in libreria così, senza che nessun libro mi SERVA!
    Il Klein di “Auto da fé” era al limite della patologia, ma per certi aspetti riflette un atteggiamento diffuso; non troppo, per fortuna. Nella mia ex-città c’era una libreria che amavo poco, perché troppo illuminata e pulita, ma dove esisteva una scritta bellissima: “Per favore, toccate i libri”


  4. ..naturalmente..tra gli ospiti d’onore 🙂


  5. ultimamente frequento una libreria a me familiare, con libri datati di quasi trent’anni. E’ una casa enorme, la vedevo così da bembina, ma stranamente percepisco la stessa senzazione di “grandezza” anche oggi che sono donna.
    non c’è parete della casa che non sia ricoperta da una scaffalatura fino al soffitto, gli scaffali sono divisi per genere:
    poesia, narrativa, teatro, pittura, musica, filosofia, classici latini e greci
    è una fortuna
    sto scoprendo poeti “nuovi”, mai sentiti prima, soprattutto russi dai nomi per me impronunciabili
    ma anche inglesi, francesi, italiani
    ogni volta che vado, torno a casa con una busta di libri: un tesoro che non mi fa rimpiangere nessuna libreria, nessuno scaffale tirato a lucido, nessuna copertina patinata.

    un abbraccio.

    p.s.: una curiosità… la foto che hai scelto e che io amo tanto è di Lori Nix e si intitola “Small Dangers”

  6. Maria Rosaria Lasio Says:

    Una libreria ideale non esiste, quand’anche c’è l’impegno per renderla almeno non respingente. Per chi come me una libreria piccola, “indipendente” la offre in un piccolo paese, in un strada che non è neanche quella di massimo afflusso,rischiando ogni giorno il fallimento dei soldi che ci ha investito, vale la scelta dei libri che compongono la mia proposta, che paga, visti i ristretti spazi anche le assenze. Chi entra nella mia libreria trova sempre un motivo per accostarsi agli scaffali, per prendere un libro, fosse solo per aprirlo, per leggervi un incipit, per accarezzarne le pagine. Io sono da un’altra parte e quando seguo con lo sguardo è soltanto per essere pronta se e quando ha bisogno di una mia parola come aiuto o come conferma a una sua scelta.
    M.Rosaria Lasio – Sofia La Libreria

  7. manodiangelo Says:

    Quando entro in libreria anch’io non amo che mi si interpelli con un “dica” o” ha bisogno?”,ma poi, alla fine, nel momento in cui mi appresto a pagare mi piacerebbe che il libraio scambiasse qualche parola con me,magari facendo qualche commento sui libri scelti.In fondo pensa com’è difficile trovare oramai persone competenti e informate piuttosto che dei semplici commessi…

    • Andrea Pomella Says:

      Io no, io sono proprio al limite. Non voglio interagire con altro che non siano i libri. Anche perché una volta alla cassa fremo all’idea di sedermi da una parte e sfogliarli, magari incominciare anche a leggerli.

  8. IGNOMINIA Says:

    Paperblog mi ha contattata per chiedermi se voglio pubblicare il mio blog sulla rivista dove ho letto il tuo articolo che è per ora l’unico segno di intelletto che ci ho trovato. Il mio blog ha solo 5 lettori regolari e lo tengo da un paio di anni ma non voglio vendere l’anima per una audience maggiore – tu che ci sei già che dici? mi consigli di sottoscrivere? 🙂
    Ho anch’io un profondo disgusto del bancone novità, lo trovi espresso qui se ti va di leggermi http://comeunatigredicarta.blogspot.com/2010/03/teoria-ii-sul-farsi-male-e-la-triste.html

    • Andrea Pomella Says:

      Bo, non penso che Paperblog sia il diavolo, e di conseguenza non credo che accettare un invito che ti fa un aggragatore di blog equivalga a vendersi l’anima. Per me più gente legge le mie cose e più mi fa piacere, senza troppi calcoli, così, come viene. E poi con te, magari, i “segni di intelletto” diventano due. Scommetto che a questo non ci hai pensato!

      • IGNOMINIA Says:

        grazie della risposta, non credo neanche io sia il diavolo ma non conoscendolo ho voluto indagare, il desiderio di fama e gloria a volte fa perdere il senso della realtà a volte (lo dico in tono ironico)e poi una si sveglia e si trova con un tatuaggio… 🙂
        Nooo non ci avevo pensato proprio alla moltiplicazione degli intelletti, lo dici per gentilezza o hai fatto un test drive sulla mia Tigre? 🙂 ciao

  9. Andrea Pomella Says:

    Diciamo che le stelle e le tigri a volte capita che esprimano gli stessi concetti da punti di vista diversi e senza saperlo. E questa è cosa buona.

  10. Elisa Says:

    ..posto che vivo le stesse sensazioni sulle librerie e mi ritrovo, tranne che per il saluto al povero commesso a cui avrei riservato un briciolo d’attenzione, mi sono persa tra le tigri e le stelle..e la dissertazione sulla visibilità o meno o il vender l’anima al diavolo..che anche questo tema meriterebbe il suo post.
    io ho avuto parecchi piccoli blog negli anni..alcuni parecchio letti, altri meno,.il mio attuale non lo legge nessuno, manco sanno che c’è forse..eppure mi piace ogni tanto entrarci, toglier le ragnatele e sentire profumo di casa..

  11. Elisa Says:

    ..semmai mi capiterà di viver da commessa e a te di transitarmi davant,i lascia almento un bigliettino con su scritto “perdono”..


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