Miss qualcosa

31 agosto 2010

Nella piazza centrale del paese c’è un palco. Dietro al palco c’è un tendone bianco, dalle aperture sui lati entrano ed escono in continuazione ragazze con l’aria considerevolmente affaccendata. Sono le otto di sera e fra meno di un’ora inizierà la sfilata, si elegge Miss qualcosa o forse si gioca al prêt-à-porter. Le ragazze di provincia con le gambe corte arrivano alla spicciolata fresche di trucco, l’acconciatura di giornata, il vestito più ristretto di un espresso. Ai lati del palco si aggirano uomini in maglietta nera col logo dell’agenzia che ha organizzato l’evento. Fra loro c’è un tale con le ossa della faccia devastate e la camicia sbottonata fino a metà pancia, assomiglia vagamente a Mickey Rourke, l’impressione è che la somiglianza non sia casuale. Forse è un impresario, o forse un mitomane che ha deciso di non lasciarsi sfuggire l’occasione. Il cronista di un quotidiano di provincia gironzola tra le sedie di plastica perfettamente allineate davanti al palco, stringe in mano un registratore vocale, ogni tanto ferma qualcuno per fare domande. Tre vecchi intanto stazionano a mezza distanza, tre vecchi che non sanno più che forma ha la vita. Si mangiano con gli occhi le ragazzine che escono a turno per una sfilata di prova, hanno le guance rosse e sudate, i capillari negli occhi scoppiati, sulla curvatura delle spine dorsali scontano le perdite di una vita. Si danno di gomito come adolescenti accaldati, guardano quei corpi freschi e ammiccanti che ancheggiano non più lontani di un albero né più incomprensibili della loro vecchiaia, occhieggiano nelle scollature gonfie come tulipani d’estate. Una ragazzina che si dà arie da top-model si lamenta del pubblico ancora così scarso. Manca meno di un’ora all’inizio dello spettacolo, e i vecchi in trepida attesa sono ancora tre. Ce ne vogliono molti di più per placare la sua smania di protagonismo, affinché la sua illusione non la si getti ai cani. Io passo per caso accanto a tutta questa umanità, la guardo come si guardano le pietre immobili di un fiume, cerco di sorridere per sentirmi parte del mondo, o per allontanare per un momento quello che ci vorrebbe, una naturale vocazione all’indifferenza.

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9 Risposte to “Miss qualcosa”


  1. Una naturale vocazione all’indifferenza…non ti permetterebbe di “raccontare” in maniera tanto sublime,una situazione tanto “banale”. Ho creduto di esserci anche io.Con te.Grazie.

    Psykopratika ammirata

  2. IGNOMINIA Says:

    splendida descrizione condivido il senso di alienazione

    • Andrea Pomella Says:

      Qualcuno mi ha rimproverato di aver reso banali queste figure, di non essermi interrogato sulle cause umani e sociali dei loro comportamenti, e di avere nei loro confronti un atteggiamento da giudice. Lo dico seriamente, è una cosa che mi sta facendo riflettere molto. Gli apprezzamenti fanno piacere, ma è sempre importante quando qualcuno ti pone dei dubbi.

      • IGNOMINIA Says:

        se fossi un sociologo capirei il rimprovero, ma hai espresso la tua reazone emotiva di fronte a questi fenomeni sociali e non ci vedo un giudizio bensì una esposizione. la contemplazione dei dubbi è una cosa buona ma anche il riappropriarsi delle proprie nude impressioni

  3. antonio Says:

    difficile restare indifferenti, ci sono tante di quelle speranze intorno a questi avvenimenti….

    non è facile in poche righe riuscire a “placcare” tutte le sensazioni, ti scappa sempre qualcosa.

  4. antonella borzillo Says:

    Sono d’accordo con Antonio:hai espresso la più naturale delle impressioni che si possono provare in questa continua spettacolarizzazione tipica dei nostri tempi,della sub-cultura che ci circonda!!E basta con questo piagnisteo buonista!!!Hanno forse rispetto gli altri per chi è diverso da loro?


  5. Questa sera andrò ad un evento simile. Guarderò tutto dalla penombra ovattata del mio acquario interiore. Condivido l’invocazione all’indifferenza come misura protettiva.


  6. Anche un mondo come quello appartiene alla nostra società ed è “vita”. Certo, qualcosa di molto diverso da noi, da come pensiamo e da come agiamo. Per cui verso di loro, più che indifferenza, si potrebbe qualche volta provare una curiosità, diciamo, “negativa”, magari una leggera riprovazione, ma senza snobismi (e intuisco che Andrea snob non lo è) perché comunque anche loro vivono con noi, oggi…


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