Pamuk e la memoria delle cose

2 settembre 2010

Ho dedicato le ultime due settimane alla lettura de Il museo dell’Innocenza di Orhan Pamuk. Il nobel turco è uno di quegli autori per il quale nutro un’ammirazione senza confini. C’è una qualità nella sua scrittura che rappresenta uno di quei doni che ogni scrittore aspetta per una vita e che a volte giunge, come una pioggia di nettare dal cielo, solo dopo atroci patimenti e infinite frustrazioni, sto parlando della grazia. La grazia nella scrittura è un concentrato di armonia, semplicità, purezza, garbo, misura ed eleganza, è quella proprietà che ti consente di articolare riflessioni e imbastire intrecci sapendo sempre che la prossima cosa da scrivere sarà quella che si sceglierà da sé in modo naturale. Il tema portante di questo romanzo è la conservazione delle cose come estremo atto d’amore. La storia è il resoconto della passione amorosa che segna la vita di Kemal Basmaci per la bellissima Fusun, sua lontana cugina, un’ossessione che finirà per trasformarsi, dopo la scomparsa dell’amata, in una collezione di oggetti in grado di concedere al protagonista transitori ma salutari momenti di consolazione. La tesi sostenuta per tutto l’arco della storia è che gli oggetti sono imbevuti di una speciale forma di memoria, le azioni degli uomini, i loro passaggi sulla terra, disseminano questa memoria sulle cose con le quali entrano, direttamente o indirettamente, in contatto. È una delle epifanie più belle di tutta la storia della letteratura, che richiama alla mente Proust e le sue meravigliose resurrezioni del passato, il recupero del tempo e della coscienza come unico sistema per riappropriarsi della felicità.

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4 Risposte to “Pamuk e la memoria delle cose”

  1. maria Says:

    Condivido la tua ammirazione per Pamuk, per la sua sagace pazienza di collezionista della memoria (individuale e di “colpa”collettiva), ammiro anche la sua scrittura e sono stata a vedere l’inizio del suo progetto dell’Innocenza.
    Non riesco tuttavia a capacitarmi del perchè sia riuscito, personalità così umbratile, ad avere tanto successo e il Nobel…forse perchè i Turchi non lo sopportano e fa parte della loro cattiva coscienza, tanto che i dirigenti più avveduti gli lasciano la possibilità di costruire questo museo, forse al fine di disinnescare la carica…

    • Andrea Pomella Says:

      Lo sai Maria, la domanda me la sono posta anch’io. Perché, nonostante si tratti di un autore sotto processo per vilipendio dell’identità nazionale turca, gli fanno costruire il museo?

  2. IGNOMINIA Says:

    dovrò leggerlo. Di Pamuk ho letto solo i racconti pubblicati sul The New Yorker e non mi aveva colpito tantissimo come scrittore, ma questa degli oggetti che contengono le tracce del passato mi piace. E in fondo ha senso perchè siamo tutti composti da atomi che una volta erano altre cose e altre persone e se il nostro corpo mantiene la memoria di come siamo ogni volta che si rigenera nella nostra vita, perchè non possiamo pensare che ogni atomo ha in sè la memoria di chi o cosa era prima?

  3. giuseppebarreca Says:

    grazie di questo contributo. È un autore che conosco solo di nome, dunque lo leggerò presto.
    Giuseppe


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