Il lancio della scarpa

L’argomento di cui voglio parlare è il lancio della scarpa inteso come gesto di sfida al potere. La notizia dell’ultimo lancio in ordine di tempo arriva da Salonicco, dove nei giorni scorsi un medico quarantanovenne, appartenente a un circolo ultraconservatore greco, ha lanciato la sua scarpa al passaggio del premier greco George Papandreu durante l’apertura di un’esposizione internazionale. Il bersaglio più famoso del lancio della scarpa è stato senza dubbio George W. Bush, preso a scarpate dal reporter iracheno Muntazar al Zaidi durante una conferenza stampa a Baghdad. Tuttavia, la lista dei potenti che hanno avuto l’onore di ricevere il medesimo trattamento è piuttosto nutrita, tra gli altri ne fanno parte, pare, il premier cinese Wen Jiabao, il presidente del parlamento serbo Gordana Comic, il primo ministro turco Erdogan e l’ex premier britannico Tony Blair. In tutto questo, la cosa che più mi sorprende è la totale mancanza di rispetto che, ad ogni latitudine del mondo, l’uomo esasperato sembra riservare per le proprie calzature. Ho parlato di uomo esasperato perché la mia riflessione si ricollega a un fatto di cui mi parlava tempo fa un vigile del fuoco e che riguarda una particolare categoria di uomini esasperati: i suicidi. Secondo gli addetti ai lavori, la maggior parte delle persone che tentano il suicidio, come ultimo gesto, prima di congedarsi dal mondo, si tolgono le scarpe. C’è qualcosa di arcaico in tutto questo, una specie di richiamo ancestrale che, nel momento estremo, ci spinge a riappropriarci della leggerezza, a toglierci l’elemento che simbolicamente ci tiene legati all’universo terreno. Nelle storie mitiche l’usanza di togliersi il sandalo aveva il significato preciso di mettersi in contatto, attraverso la terra, con le divinità infere. Secondo la leggenda, la stessa Didone prima di uccidersi con una spada invocando il nome di Sicherba, si tolse il sandalo dal piede sinistro. Togliersi le scarpe, dunque, equivale a togliersi un peso materiale che grava sulla nostra coscienza, o sul nostro giudizio o sulle nostre opinioni. Scagliarle poi contro il rappresentante di un potere ritenuto oppressivo, immagino, deve avere qualcosa di enormemente liberatorio.

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2 commenti
  1. alex977 ha detto:

    Mah.. secondo la mia modesta opinione, la scarpa in quanto oggetto di lancio, è spoglia di qualunque valore simbolico. Nel momento di rabbia che precede il gesto, è semplicemente l'”arma” che più facilmente ci si può procurare. E anche quella che promette un danno fisico non troppo offensivo nei riguardi dell'”obiettivo”. Sicuramente la scarpa è anche la parte più impura di noi. Le nostre scarpe passano sopra marciapiedi e strade ‘visitate’ dai nostri amici a quattro zampe, tanto per fare un esempio. Ma non credo che ci sia altro da arguire, oltre questo piccolo particolare. Rimane l’atto liberatorio del gesto, e sicuramente la scarpa, che attraversa la parte dura e sporca del mondo (in senso letterale), può rappresentare il disprezzo meglio di qualunque altro oggetto personale.

  2. vincenzoborriello ha detto:

    Ciao, premesso che uno stesso simbolo può assumere una valenza, un significato diverso a seconda della cultura, nel caso specifico del lancio della scarpa a Bush, il messaggio veicolato dovrebbe essere quello di cacciare l’invasore. In aree dove è diffusa la religione musulmana, in particolare in quella medio orientale, lo straniero quando entra in casa deve togliersi le scarpe. Il non farlo simboleggia la volontà dello straniero nel rivendicare il possesso della terra. In alcune culture inoltre, la scarpa rappresenta il possesso della terra, ed il lanciarla verso una persona che si ritiene ostile (invasore) potrebbe simboleggiare un voler rivendicare la proprietà della terra stessa.Successivamente all’episodio di bush questo gesto ha acquisito una certa popolarità ed i casi di emulazione della forma di protesta, sono stati una naturale conseguenza

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