Un regno che non c’è

17 settembre 2010

Oggi sono uscito più presto del solito. L’alba è l’ora in cui riesco a dormire meno. Quando non ci riesco del tutto preferisco inoltrarmi nella vita. Con il sole appena dietro la città è tutto meno banale. Ho visto lo sguardo sveglio di una ragazza dentro la sua macchina, questo essere senza sonno aveva gli occhi ben aperti, nessuna traccia della notte sul viso, l’ho vista filare via sull’enorme piattaforma d’asfalto, via verso casa o verso un posto di lavoro. Quale sarà il mestiere di una donna così? L’ho immaginata metter piede in un ospedale di periferia, vestirsi di un camice bianco con i bordi azzurri, riempire il suo carrello di detersivi, scope, buste per la spazzatura, disinfettanti, guanti di lattice, compilare il suo foglio di lavoro e predisporre il giro delle stanze, prima ancora di tutto questo prendersi un caffè forte al distributore automatico, offrire un tè alle ragazze del turno di notte, mandare un sms di buongiorno al suo giovane marito ancora a letto, affacciarsi alla finestra per guardare il sole mentre sale dietro gli orli grigi dei palazzi, mordersi il labbro per un pensiero, per due pensieri, per tre pensieri. Chissà se questa donna delle pulizie con un viso autunnale desiderava davvero trovarsi dentro questa storia marginale di gente senza sonno che si tuffa nella città all’alba come dentro un fiume non ancora infettato. La nostra esistenza è fatta di questi tappeti cosmici che si incrociano, dove ciascuno riscrive la vita di un altro, che è pur sempre il modo più spiccio per decifrare la vita propria. E perciò se la ragazza col viso autunnale in realtà non facesse la donna delle pulizie in un ospedale di periferia, bensì diecimila altre cose inimmaginabili, io sarei un uomo diverso, tutta la mia vita sarebbe diversa, la mia percezione delle cose sarebbe diversa. Quello che facciamo sempre mettendoci in relazione con gli altri è costruire un regno che non c’è.

*

Miroslav Kosuta, LA GENTE SENZA SONNO

Prima di mattina la gente senza sonno
per la città ansante si trascina sulla riva
in cerca del molo. Era ancora lì, l’altro giorno,
teso verso l’oltremare. Ma l’ha spazzato via.

La burrasca? La tenebra? L’onda che erode?
L’ultima nave salpata prima d’attraccare?
Mentre nel cielo si diffonde un pallore,
ogni ora non più di un minuto vale.

Fissano quest’assenza del molo,
questa freddezza che toglie il fiato.

A oriente, dove tutto inizia di nuovo,
il giorno senza di loro sorge pacato.

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6 Risposte to “Un regno che non c’è”

  1. IGNOMINIA Says:

    mmmm mi piace come definisci il nostro fantasticare sulle vite degli altri, cosa che faccio spesso, ma perchè proprio donna delle pulizie poverina? Leggendo la tua descrizione ho pensato ad una che tornava da una notte di bagordi, da aver ballato, bevuto, amato, tutta la notte, o solo l’aver aspettato l’alba con qualche amico, perchè lo poteva fare, per un senso di libertà. Ancora dopo aver fatto un turno di notte all’ospedale, ma le pulizie mannaggia, proprio le pulizie? E chi le fa la notte?

    • Andrea Pomella Says:

      Non tornava, andava. Aveva il viso senza sonno, chi fa i bagordi invece ha il viso del sonno, specialmente all’alba. Le pulizie le fa al mattino, ma poteva fare qualsiasi altra cosa, se avessi scritto che lavorava in un’agenzia turistica forse mi avresti detto “perché proprio in un’agenzia turistica?”. Anch’io faccio qualcosa nella vita per la quale a volte mi chiedo “perché faccio proprio questo?”.

  2. giuseppebarreca Says:

    A me capita di pensare spesso a questi aspetti “minimi” delle vite altrui, interpretandole, magari dopo aver visto solo per un istante due occhi, un cappotto. In fondo, per quasi tutte le persone l’esistenza scorre via in azioni, gesti e momenti “minimi”, ma che diventano il loro (e nostro) unico orizzonte

  3. manodiangelo Says:

    Anche a me capita di fare quello che tu descrivi così bene.Io ci perdo un sacco di tempo a fantasticare sulle vite degli altri,e l’ultima volta che mi è successo, mi sono sorpresa a pensare una cosa.L’altra mattina ero in macchina e aspettavo.Ad un certo punto si è animata una scena davanti a me con due personaggi che insieme suonavano strani: forse un padre e una figlia.Ho iniziato a immaginare le loro esistenze, la loro casa,i loro pensieri e mentre lo pensavo mi sono detta.” Se fosse stato Andrea Pomella ad osservarli, quale vita avrebbe disegnato intorno a loro?”Io trovo molto bello questo tuo continuo posare lo sguardo sulle piccole cose.

  4. Barbara Says:

    Il regno che non c’è mi verrebbe da dire che è un regno affollato. Io forse faccio molto peggio, ed è un “gioco” che pratico fin da bambina, incantata davanti a finestre illuminate immagino il regno che regna tra quelle mura. Da molto tempo abito in campagna e le finestre illuminate che ho davanti sono regni svelati,so chi c’è oltre la fantasia, ma quando ero animale di città…

  5. stalker Says:

    …io ho pensato ad un’atleta che andava ad allenarsi. ci vuole un ottimo motivo per avere un viso senza sonno di primo mattino, e grande determinazione. 🙂
    Barbara, io immagino le vite degli altri quando viaggio di notte in treno, e vedo le finestre illuminate e quelle serrate quando il treno rallenta nelle periferie…
    Andrea, bello il post e bellissima la poesia.


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