Un amuleto contro la violenza del potere

Ho letto Amuleto di Bolaño. L’ho letto in un giorno e mezzo. Non perché il libro di Bolaño sia di quelli che ti trascinano pagina dopo pagina fino a quando non puoi più pensare di ritornare alla tua vita. Ma perché Amuleto assomiglia a una vecchia signora messicana che in un pomeriggio di caldo equatoriale si siede sulla soglia della sua porta e si mette a parlare e a raccontare, e il suo parlare e il suo raccontare sono così densi che pensi di non poter più smettere di ascoltare quella voce. Bolaño, cileno, morto in  Spagna nel 2003 all’età di 50 anni, in questo libro racconta la storia di Auxilio Lacouture, che forse è la poesia stessa o forse solo una frequentatrice di giovani poeti e un’inveterata perdigiorno senza speranza di riscatto, o forse è Bolaño stesso. Auxilio si trova nella facoltà di Lettere e Filosofia dell’università di Città del Messico occupata dagli studenti in rivolta. È il ’68 e mentre i reparti antisommossa irrompono e sgomberano l’università malmenando e arrestando studenti e professori, Auxilio è chiusa nel bagno della facoltà, intenta a leggere maniacalmente le poesie di Pedro Garfias. La sua speciale resistenza alla violenta repressione è il segno della forza della poesia, un talismano tanto forte da valicare le atrocità del potere e sostenerne la memoria. Ecco, dunque, pur non potendo dire di essermi innamorato di questo libro (così distante dalle mie corde, dai miei affetti letterari) credo che sia stata per me, in questo declino d’estate, una lettura necessaria.

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2 commenti
    • Andrea Pomella ha detto:

      Potrebbe piacerti, ma non so.

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