In una conchiglia il rumore della neve

Ieri guardavo le foto della neve, della nevicata di febbraio improvvisa e veloce che quest’anno ha sorpreso Roma. Nelle foto si vede la facciata del palazzo di fronte al mio, camuffata da un’infinità di righe oblique che sembra il fotogramma consumato di un vecchio film muto. Si vede l’ombra di un viso che guarda da dietro una finestra, al di là dell’ombra si intuisce il calore di una bella casa borghese, iper-riscaldata, accogliente e consolante. L’ombra non appartiene né a un uomo né a una donna, è un’ombra neutra, un essere umano profondamente solo attratto per un momento dal biancore e dalle veloci raffiche della neve. Forse è un bambino, o forse un vecchio, o forse una creatura senza età i cui occhi cerchiati di nero testimoniano l’attesa di questa giornata inaudita e nevosa. In certe foto si percepisce il silenzio, le spine sui balconi sono congelate e non pungono gli uccelli, il male stesso è gelato, tutto è fermo. Quando sono state scattate queste foto la mia casa era ancora vuota, sulle pareti c’era uno strato di pittura fresca e i pavimenti erano velati di polvere, c’erano appena dei residui appartenuti all’arredamento dell’inquilino precedente. Quando noi cerchiamo di invocare il passato in realtà non facciamo altro che supplicare il ritorno degli oggetti. Adesso mi è venuto in mente che tra le mani di quell’essere umano affacciato dietro la finestra ci fosse una conchiglia. In realtà nella foto non si vede alcuna conchiglia, eppure ne sono quasi certo. Non so se esistano conchiglie capaci di trattenere il rumore della neve. Ad ogni modo, io faccio in modo che esistano, perché nella vita faccio questo, invento conchiglie in cui si ascolta il rumore della neve.

*

William S. Merwin, LA NEVE

Tu senza paura di morire
come temevi l’inverno
la cataratta che si formava sulla verde collina di frumento
ghiaccio sulla clessidra e gradini e calendario
sta nevicando
dopo che non eri nato venne il mio turno
di portarti in un mondo che mi precedeva
cercando d’immaginarti
sono il tuo genitore all’inizio dell’inverno
tu sei il mio bambino
siamo un solo corpo
un solo sangue
una riga rossa che scioglie la neve
riga indivisa sulla neve che cade

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5 commenti
  1. se una foto..il silenzio, congelassero davvero il male e inventare conchiglie in cui si acolta il rumore della neve..è un meraviglioso mestiere

    • Andrea Pomella ha detto:

      Infatti lo è Gianni, perché lì dentro puoi congelare o liberare tutto quello che vuoi.

  2. Barbara ha detto:

    Eccomi qua per la mia passeggiata mattutina. Mio figlio quando era piccolo diceva che da grande avrebbe fatto l’inventore, e quando io gli chiedevo l’inventore di cosa, lui dopo qualche secondo di silenzio mi ripondeva “l’inventore mamma!”. Non sbagliava. Si può davvero inventare emozioni, piccole profonde leggerezze che ci aiutano a prendere la giusta misura tra noi e la vita di tutti i giorni? Il silenzio, la neve, uno sguardo, le parole, i ricordi sono gli strumenti di cui tutti disponiamo.

  3. Pari al ghiaccio che interrompendo placa ogni minuscolo organismo vivo,neutri e minuscoli stiamo dietro un vetro. Ombre di vita immobili e ghiacciate scaldate solo dalla tua conchiglia.La voglio.

    Psykopratika in attesa della neve.

  4. Moira ha detto:

    La neve, non so….. la poesia mi ha colpita tanto, mi ha riportata al dolore per la scomparsa di mio padre, erano proprio questi i giorni, due anni fa.

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