L’Erostrato di Sartre

4 ottobre 2010

erostrato“Gli uomini, bisogna vederli dall’alto. Spegnevo la luce e mi mettevo alla finestra: essi neppure sospettavano che si potesse osservarli dal disopra. Curano la facciata, qualche volta la parte posteriore, ma tutti i loro effetti son calcolati per spettatori d’un metro e settanta. Chi ha mai riflettuto sulla forma d’un cappello duro visto dal sesto piano? Gli uomini dimenticano di difendere spalle e crani con colori vivi e stoffe vistose, non sanno combattere questo grande nemico dell’umanità; la prospettiva dall’alto”. Questo è uno degli incipit a mio giudizio più deflagranti dell’intera storia della letteratura. È tratto dall’Erostrato di Sartre, un racconto che compare nella raccolta Il muro. È la storia “alla Dostoevskij” di un intellettuale e voyeur all’ultimo grado del mondo che per affermare il suo rifiuto degli uomini spara tra la folla. Come l’omonimo pastore di Efeso che per immortalare il suo nome incendiò il tempio di Artemide, l’Erostrato di Sartre è accecato dal potere della rivoltella e dalla smania di compiere un gesto sensazionale che lo renda celebre fra gli uomini. I cinque racconti che compongono la raccolta de Il muro furono pubblicati da Sartre nel 1939. La distanza storica ci appare oggi stupefacente, considerata l’assoluta modernità di un tema come quello trattato in Erostrato. Questo è un racconto che mi ha inseguito a lungo, al quale ho dedicato lunghi studi e riletture critiche, che ho sviscerato parola per parola come non mi è più capitato con nessun altro testo letterario. E ciò nonostante non ha smesso di avere su di me quella luce, quell’originale forza di seduzione, con la quale mi ha abbagliato tanti e tanti anni fa. A volte penso che se è davvero possibile scrivere il racconto perfetto, quello in cui ogni frase è essenziale, dove non c’è una sola parola, un solo aggettivo pletorico, dove la condizione umana viene svelata in tutta la sua desolazione, allora Erostrato è, per quanto mi riguarda, un racconto perfetto.

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3 Risposte to “L’Erostrato di Sartre”

  1. orientamenti Says:

    Ci sono delle prose che riescono ad affascinarmi a un livello quasi ipnotico, come Carver e Fleur Jaeggy, e tuttavia non posso fare a meno di sentire la necessità di combattere l’universo mentale (e morale) che questi seppur mostri sacri della letteratura propongono. E’ vero che forse si potrebbe parlare in certi casi di “lucida opera di denuncia della condizione umana”, ma forse, a lungo andare, a furia di sguazzare continuamente nel fango si finisce per inzaccherarsi un pò, prima o poi. Mi spiego, Sartre scrisse la Nausea probabilmente perchè era nauseato, ma forse in un certo modo era anche nauseANTE. Erostrato dà fuoco al tempio per diventare famoso. L’ “Erostrato” sartiano spara all’uomo perchè odia l’uomo, o così dice… ma che bisogno c’è di questa dichiarazione d’intenti, in fondo? Non sarà forse che lui invece spari perchè ha un disperato bisogno che gli uomini sappiano di lui, del suo esistere nauseato e nauseante? E poi: si posso odiare DEGLI uomini. Chi afferma di odiare l’UOMO non ha probabilmente mai trascorso più di qualche minuto a contatto ravvicinato con un uomo. Ed ecco l’espediente della “vista dall’alto”. Neutra, rassicurante, là sono tutti uguali, è più facile sparare, perchè non vedo un intero universo di emozioni relazioni, sguardi, amori, odii, esperienze, desideri e passioni che collassa e si disintegra in un urlo; no, vedo solo un puntino che si accascia a terra anche in maniera un pò buffa. Bella scappatoia. I nauseati vorrebbero vomitare eppure continuano ad ingozzarsi. E’ strano no? A me hanno insegnato che è troppo comodo essere nauseati. Ingozzarsi del mondo e poi lamentarsi che ci vien da vomitare. E’ più difficile avere cura di sè attraverso un regime alimentare sano scegliendo solo alimenti di prima qualità. Relazioni di prima qualità, uomini e donne di prima qualità. E’ meglio convincersi che tutto il mondo sia un fast food e che tanto vomiteremo. No, io non voglio. Non saranno i bulimici a distruggere il mondo. Da parte mia, continuerò a mangiare bene, o per lo meno mi sforzerò.

    Ciao 😉


  2. Ho letto anni fa quel racconto e ti ringrazio, Andrea, di avermi dato l’opportunità di ricordarlo. Sartre, come molti grandi intellettuali, è tale perché “vede prima” fenomeni che oggi appaiono tragicamente consueti. Il suo modo di “spiegare” un’apparente follia, è un incoraggiamento a lasciar perdere parole come “raptus”, “gesto di pazzia”, per render conto di atti drammatici e di cui non possiamo darci spiegazione. Pensare infatti che chi compie una strage sia pazzo, rassicura noi stessi, forse, perché ci fa pensare che non si tratta di un uomo come noi… ma non è così… e Sartre ce lo fa comprendere…
    Concordo anche sulla sua bellissima capacità di scrittura; anni fa a Parigi comprai La Nausea in francese; benché non conosca quella lingua, ne lessi diversi brani, aiutato da un’amica, proprio passeggiando nel quartiere latino…


  3. Avevo 15 anni quando si è impresso in me quell’incipit, da non poterlo più dimenticare. Non le parole esatte ma la sensazione, deflagrante come dici tu… concordo con il tuo pensiero su questo racconto di Sarte.


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