Le scarpe del pastore

5 ottobre 2010

La corsa è un lungo movimento incantatorio, l’uomo che corre si rintana nella corsa e non ha più paura dei lupi di città. È questa la ragione fondamentale per cui corro. E spesso, correndo, mi imbatto negli uomini e nelle loro situazioni. Qualche mattina fa, per esempio, mentre filavo lungo la pista ciclabile che si incunea nella piana del fiume, tra campi nomadi e sporting club, a un certo punto mi sono fermato per tirare il fiato e ho subito notato un uomo fermo al lato della pista, il bagliore dei suoi capelli bianchi sotto il sole che brillava tra i ciuffi di vegetazione selvatica, i suoi occhi pesanti cerchiati di rughe. Era un pastore e il suo gregge si perdeva nella spianata sottostante, nei pressi della curva di un ippodromo. Il pastore fissava le mie scarpe, i suoi occhi assomigliavano a due lune azzurre e vuote. L’ho osservato di rimando, dalla testa ai piedi. Non aveva le scarpe. I suoi piedi erano avvolti in un paio di infasciature lorde dalle quali spuntavano le punte delle unghie ritorte e nere. Alle sue spalle, lontano, scintillavano come sillabe di diamanti le punte dei palazzi di città. Per un istante ho creduto a uno scherzo cosmico. Quest’uomo proveniva dall’altro estremo dei secoli.

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Una Risposta to “Le scarpe del pastore”


  1. una creatura forse del passato, forse dei nostri sogni, forse, invece, un povero pastore, un uomo che pensiamo che non esista più perché non vogliamo vederlo


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