Confessioni di un petulante estensore di manoscritti

6 ottobre 2010

È molto probabile che le infinite bozze di cui ho riempito cassetti su cassetti resteranno tali fino alla fine dei tempi. La missione di cui mi sono auto-incaricato è molto seria ma a tutt’oggi sembra destinata a un fatale fallimento. Sono abbastanza nervoso quando parlo di queste cose, tanto da non riuscire a produrre un ragionamento serio e misurato sulle cause della mia catastrofe personale. Ho trasferito anima e corpo in quello che ho scritto, ma le cose vanno inquadrate sempre in un’altra prospettiva. Nel corso di tutti questi anni ho letto straordinari racconti intorno a personaggi sfortunati e senza energia, emarginati solitari che si aggirano nei viali periferici della vita, meravigliosi perdenti che collaboravano con le loro sconfitte alla modificazione del mondo. Io ho l’impressione di non essere neppure questo. Sto per terminare un altro romanzo, un’altra necessità inclassificabile, un’altra valigia piena di parole che andrà ad ammassarsi sul tapis roulant delle mie rovine, che produrrà un’altra infinita serie di garbati rifiuti, di lettere precompilate, di irremovibili silenzi. Ebbene sì, adesso lo sapete, sono tra quelli che Alberto Arbasino ha definito “petulanti estensori di manoscritti”. Ma come si sopravvive in questa folle ostinazione a scrivere storie che non vedranno mai la luce? Qual è la maschera più adatta per uno scrittore che non esiste al mondo per nessuno?

Annunci

9 Risposte to “Confessioni di un petulante estensore di manoscritti”

  1. Barbara Says:

    Beh.. credo che il “bisogno” di scrivere debba essere assecondato comunque nonostante i cassetti troppo pieni e le valigie che sbatacchiano qua e là sul tapis roulant. Non sarà assolutamente consolatorio ma io questi piccoli appunti scappati dai tuoi cassetti li leggo volentieri, certo non sono Arbasino…

  2. pier paolo Says:

    accidenti, oggi siamo davvero sul pessimismo spinto…bè, io sono uno di quei fortunati che ha letto le tue cose e penso che troverai soddisfazioni molto prima di quanto immagini; non è facile trovare chi scrive con la tua eleganza e profondità, anche se capisco bene che forse oramai i complimenti non bastano più…allora, amico mio, non mollare: ti aspetto la prox settimana a cagliari e, magari di fronte ad una buona bottiglia di vino e tra amici, ritroverai le ragioni della tua battaglia!

  3. niki Says:

    beh noi ti leggiamo, siamo nessuno?

  4. Luca Says:

    Consolati, dopo la tua scomparsa verrai rivalutato e potrai godere di una meritata gloria postuma. Da parte mia ti prometto che non leggerò mai nulla di ciò che hai scritto.

    Ad ogni modo, parafrasando un noto gruppo musicale inglese: “Non mettere la tua vita nella mani della letteratura”. E leggiti «On Writing» di Stephen King. Ciao

    • Andrea Pomella Says:

      Quando verrai anche tu lassù fammi sapere come va la gloria postuma. Se invece dovesse toccare prima a te, premurati di aver letto prima “Riding the Bullet – Passaggio per il nulla”, è sempre di Stephen King.

      • Luca Says:

        Grazie Andrea, non lo conoscevo. Lo recupero subito in biblioteca sperando che ce l’abbiano. E’ questo allora l'”esperimento” di King di cui avevo letto anni fa all’epoca di Napster!

        Ti prometto che se morirò dopo di te ti aggiornerò ma se sei un minimo credente credo che una volta giunti nell’Eternità il concetto di fama e di tempo saranno diventati per entrambi molto relativi 🙂

        Una franca stretta di mano e a presto

  5. Fabiana Says:

    @Luca.
    Immagino la tua solitudine nello scrivere ridacchiando un commento inutile e triste come il tuo. Triste, molto più del post che hai tentato di svilire con due parole vuote, intrise di banale, sedimentato livore senza profondità. Inutili, perchè non fanno ridere, perchè non fanno piangere, perchè fanno un patetico sfoggio di cultura dello scrivere (che pena quel richiamo trito al saggio di Stephen King, roba da scolaretti). Mi fai più pena tu di Andrea, che pare scrivere sconsolato, ma ha talento da vendere, e persone che lo seguono. Tu sei un triste, inutile, banale, solitario fantasma di internet. Abbi cura di te, ne hai bisogno.

    • Luca Says:

      Ciao Fabiana, piacere di conoscerti come ho avuto piacere di conoscere Andrea del resto. Avrei dovuto mettere qualche faccina sorridente evidentemente per far capire il tono del mio commento.

      Il trito saggio di King dovrebbe essere lettura obbligatoria per chiunque voglia intraprendere la carriera di scrittore (perché tale è e dovrebbe essere la scrittura, un mestiere, non lo sfogo di chissà quale disagio esistenziale – nel qual caso cosa importa se si verrà letti o meno?).

      Riportiamo la discussione su un piano di civiltà Fabiana? Vuoi? 🙂 Scusa adesso, scappo, devo organizzare un bel fine settimana con i miei amici che vengono a trovarmi! 😉

  6. Bernardo Soares Says:

    “[…] Per me scrivere è disprezzarmi; ma non posso smettere di scrivere. Scrivere è come la droga che odio e che prendo, il vizio che disprezzo e in cui vivo. Ci sono veleni necessari, e ce ne sono di sottilissimi composti di ingredienti dell’anima […]”


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: