John Lindqvist, il vero horror nasce alla luce del sole


Unione Sarda, 16 ottobre 2010
– Lo chiamano lo “Stephen King scandinavo”: John Ajvide Lindqvist, ex prestigiatore e cabarettista, è oggi uno degli autori di punta della vitalissima nouvelle vague letteraria scandinava. Autore di bestseller come “Lasciami entrare” (Marsilio), l’horror vampiresco che vanta traduzioni in 12 lingue e due riduzioni cinematografiche – la seconda, opera del regista Matt Reeves (“Cloverfield”), in Italia verrà presentata fuori concorso al prossimo Festival Internazionale del Film di Roma – Lindqvist è venuto a Cagliari nell’ambito del Festival Tuttestorie. Per l’occasione, nella grande tenda montata in Piazza San Cosimo, ha incontrato un pubblico di quattrocento giovani lettori appartenenti alle classi del triennio delle superiori dei Licei Classici Motzo di Quartu, Canopoleno di Sassari, Siotto di Cagliari, dell’Istituto Tecnico Primo Levi e dell’Istituto magistrale Niccolò Tommaseo.
Con i suoi insospettabili 42 anni e l’aria un po’ scapigliata da eterno ragazzo, Lindqvist si è sottoposto a un intenso fuoco di fila di domande, concentrate in gran parte su “Lasciami entrare”, un horror ma prima ancora una storia d’amore assoluta, capace di ridefinire il mito del vampiro e di trattare con delicatezza temi delicati e feroci come la pedofilia e il bullismo.
«Non lo avrei scritto se non avessi subito io stesso, da ragazzo, alcune delle angherie alle quali è costretto a sottostare Oskar, il dodicenne protagonista del romanzo», confessa Lindqvist. «L’amore di Oskar per Eli» – la bambina pallida e bellissima che si rivelerà una creatura androgina antica e potentissima – «rappresenta la rivalsa nei confronti del branco. Per reagire ai soprusi a volte c’è bisogno di qualcosa di soprannaturale. I cattivi non sono i mostri, ma i prepotenti che si impongono su chi è diverso».
Lindqvist è a suo modo un innovatore del genere horror. «L’ho sempre apprezzato, tuttavia penso che sia carente di un elemento che io ritengo fondamentale: l’umanità. Sto parlando di quella qualità che possiedono le persone che si prendono cura di qualcuno». È più soprannaturale la presenza di un vampiro o la cattiveria dell’uomo? – gli domandano dal pubblico. «Senz’altro la cattiveria dell’uomo: il male per me è sempre incomprensibile. Ed io, attraverso la scrittura, cerco una spiegazione al male».
Il pubblico sembra sorpreso dalle sue modalità di lavoro. «Scrivo con una certa regolarità, entro in ufficio alle 10 e ne esco intorno alle 15». Poi, ammiccando all’autore che rappresenta la sua pietra di paragone, aggiunge: «Proprio come fa Stephen King».
Qualcuno tra gli studenti si stupisce: un autore horror, secondo il cliché, dovrebbe trovare ispirazione nelle ore notturne. «Ma l’ispirazione non è quella roba che cala dall’alto» spiega, «è piuttosto qualcosa che bisogna cavare a forza. Se volete scrivere non aspettate l’ispirazione. È tutto molto più semplice di quanto pensiate. Prendete un foglio e scrivete, sforzate la vostra immaginazione, le idee verranno».
A una ragazza incuriosita dai ringraziamenti alla moglie Mia nelle ultime pagine, dice: «Le devo molto. Spesso le leggo a voce alta i capitoli e lei mi suggerisce cosa va e cosa non va nella mia storia». Al che, vista la crudezza di certe sue scene, una voce si leva tra il pubblico: «Spero che non lo facciate prima di addormentarvi». Lindqvist sorride: «A volte succede».

ANDREA POMELLA

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