Interruzione

Io e il mio amico discutiamo all’angolo dell’incrocio stradale. Appena sopra di noi il semaforo cambia colore dalle sei alle dieci volte. La signora è vestita di nero, si avvicina con tutto quel nero che sembra un temporale. Vuole chiedere un’informazione. Niente di strano, se non il mio pessimo carattere che non tollera mai gli scocciatori che si interpongono senza misura, senza garbo, senza educazione. Dove si va per la fermata della metro?, domanda con la voce cantilenante, piena di una litania, di un piagnisteo, che mi deprime. Ecco, non c’è niente che mi deprime più del piagnisteo. Il mio amico è più tollerante di me, le da le indicazioni necessarie, ma lei ecco sembra voler tirare la cosa per le lunghe, lo riempie di una grandinata di sottodomande che deviano dalla domanda principale solo per delle piccole insignificanti sfumature. Io che come detto ho un pessimo carattere, mi volto dall’altra parte, segretamente tengo il filo della conversazione interrotta, me ne sto rinchiuso nella mia mente come un minorenne che tiene stretta la cima della corda a cui è impiccato un palloncino. La signora mi guarda, deve aver notato il mio fastidio, insiste, si fa sotto con altre domande, allunga il brodo fino a sterminarmi la pazienza. Io e il mio amico discutiamo tutte le mattine di argomenti vari, la maggior parte è roba di poco conto, ma stavolta no, era un fatto di coscienza, una specie di confessione grave, profonda. E quella donna è arrivata come a riempirmi il piatto di sabbia, quella donna dalle lente sillabe lagnose, quella donna con la sua domanda indisponente. È un’interruzione, è solo un’interruzione, mi persuado, come ce ne sono tante, come accade spesso, di recente, nella mia vita, accade che quando parlo di qualcosa di serio la gente mi interrompe, quando parlo di un argomento importante sembra che nessuno abbia la pazienza di ascoltarmi. Sono davvero così poco interessante, me ne convinco di giorno in giorno. Certe donne, certi piccoli cani neri, sono martelli a passeggio, grandi mazzuole che ci distruggono la reputazione.

*

Murilo Mendes, ROMA

I topi gli scarafaggi in assetto di guerra
circondano i cesari che rotolano sull’asfalto
dove slittano le automobili in assetto di guerra
mentre lo scirocco disturba i transistor vicini
ed i turisti col cannocchiale rotto
si godono le scolopendre nei ruderi piranesiani.

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