I segni della ricchezza interiore mi commuovono

12 novembre 2010

L’altro giorno l’impiegata della banca mi ha chiesto di compilare la distinta. Ero lì per versare un assegno (è così che si dice? “versare”?). L’ho guardata con occhi perduti, ho preso il foglio tra le dita, l’ho osservato in tralice e ho sussurrato all’impiegata, “per favore mi aiuti”. Lei ha leggermente sbuffato, la sua non era vera impazienza, la sua era la scena che fanno gli specialisti quando vogliono far pesare sugli inetti come me la propria competenza. La galassia dei suoi grandi occhi freddi mi dava la sensazione della distanza infinita che corre tra la mia e la sua vita. Lei ha posato un dito sul foglio, “qui la cifra”, ha spostato il dito di qualche centimetro, “qui il numero del suo conto”, e poi giù, all’estremità inferiore della distinta, “e qui la firma”. Ho annuito brandendo la biro, “grazie” ho bisbigliato. Quando ho a che fare con cose di questo tipo, per quanto io possa prepararmi in anticipo, ogni cosa va nel peggiore dei modi possibile. Lei ha picchiettato sui tasti e ha sbirciato sul monitor del computer. A quel punto mi ha guardato con sospetto. “Il suo è un conto vecchissimo”, ho pensato che fosse una specie di reato. “Però io qui non l’ho mai vista”. Mi sono sforzato di capire quale fosse la relazione fra le due cose (“Non le sto ordinando di vuotare la cassa”, le ho intimato fra me e me). “Perciò le devo chiedere un documento, non se ne abbia a male, ma io la sua faccia non la conosco”. Ho pensato alla tristezza dei suoi giorni, una delle chiavi per comprendere i comportamenti delle persone è immaginare lo sviluppo dei loro giorni, le cose che gli accadono ora per ora, il fluire lento delle occasioni. “Sono io che dovrei preoccuparmi di non conoscere la sua faccia”, avrei dovuto dirle, “visto che le affido i miei soldi”. Ma ho preferito sorvolare. Mi sono ricordato che un po’ di tempo prima, leggendo un vecchio saggio di Paul Ginsborg, mi ero appuntato una frase: “La pratica visibile del consumo non è che una piccola parte di un modello complesso di comportamento edonistico, la maggior parte del quale avviene nell’immaginazione del consumatore”. Mentre io sono qui a perorare l’immaginazione di tutti i consumatori del mondo, lei, grazie a Dio, si sarà già scordata di me.

Annunci

5 Risposte to “I segni della ricchezza interiore mi commuovono”


  1. […] This post was mentioned on Twitter by Corinna Reggiani , Andrea Pomella. Andrea Pomella said: I segni della ricchezza interiore mi commuovono: http://t.co/3Rprkbv […]

  2. giuseppebarreca Says:

    C’è tanta gente che vive di queste piccole cose, di rivincite minime su quelli che sono, in apparenza, più deboli di lei, facendosi forte di una posizione dominante che, dopo l’orario d’ufficio, svanisce come neve al sole… “non ragioniam di loro ecc…”

  3. fausta68 Says:

    Che vita triste e meschina! Ho sempre pensato che un lavoro “al pubblico” potesse essere una finestra sul mondo, uno stimolo a una condivisione anche se solo di pochi minuti…..

  4. Anthlog Says:

    Magari cambia banca, Drew.
    🙂


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: